Voce 8
Ancora due parole sul Decameron
L’arte della parola
Fermi tutti, non alzatevi! Non abbiamo ancora finito! Ancora un poco di pazienza, ché mancano ancora alcune cose da dire...Col Decameron Boccaccio celebra il potere di fascino e incantamento della parola; il Decameron rappresenta, nella sua stessa struttura, il trionfo della parola, colta concretamente nella sua capacità di modificare il reale. Guardiamo – caso emblematico – al capolavoro di sermocinatio di Zima, innamorato della moglie di Vergellesi
Il motto e la battuta mordace disattendono le aspettative, risarciscono di un’offesa e ristabiliscono, al limite, un ordine più giusto. Ma, soprattutto, il motto salace ha un potenziale eversivo nella sua dimensione etica e correttiva; perciò esso deve mordere «come la pecora», non come il cane, come ci spiega Lauretta (Dec. VI 3, 3), a meno che non sia stato il provocatore che abbia lui stesso, per primo, morso come un cane. La VI giornata è il regno dei «leggiadri motti» e delle «pronte risposte»: i protagonisti, in una momento di pericolo o di umiliazione, reagiscono con una battuta ben assestata e capovolgono la situazione di partenza: la battuta mette a nudo il punto debole dell’antagonista, ne rivela l’intima debolezza, risolvendo il conflitto in una risata liberatoria; e spesso il fulmen in clausula rivela anche la differenza intellettuale tra i due antagonisti. E si parlerà, allora, di motto filosofico, differenziandolo da quello erotico-osceno, e da quello arguto.
Geografia e viaggio
All’arcadia talora manierata delle prime opere, Boccaccio contrappone nel Decameron la vivida concretezza di realtà mappabili (anche se protese verso l’immaginario): pur essendo radicato nella realtà fiorentina del suo tempo, Boccaccio rivolge i suoi occhi vagabondi per il mondo, rappresentando personaggi fiorentini spesso lontani dalla loro patria. Ma nell’orbita del Decameron gravitano anche popolazioni “altre”, come giudei e musulmani, e la geografia dell’opera si configura così come una costellazione aperta, un universo in espansione.Il viaggio è motivo portante poiché radicato nelle strutture archetipiche dell’immaginario. Nel viaggio l’identità del personaggio si struttura, evolve, in relazione all’esperienza dell’ignoto e del pericolo; il viaggio è il cronotopo simbolico in cui l’uomo può dispiegare le proprie doti di talento e intelligenza, per far fronte ai capricci della fortuna: esso può avere un andamento circolare, configurandosi come metafora del vissuto, o può svolgersi invece a fasi successive, presupponendo un trattamento del materiale tempo nient’affatto lineare. Talora la verità del viaggio si rivela nella stupefazione onirica, nell’angoscia dell’incubo e della follia; talaltra invece assume i tratti di irresistibile divertissement, come nella ricerca dell’elitropia (la pietra che rende invisibili) da parte di Calandrino
La storia
Nell’economia dell’opera la storia è un materiale da sottoporre a trattamento narrativo, fuori da ogni visione teologica e teleologica. Con scrupoloso rigore, Boccaccio si preoccupa di fornire al lettore elementi che consentano la datazione della novella. Animato da un profondo scrupolo storico, il nostro àncora fatti e vicende alla concretezza della “verità effettuale”: il risultato è che almeno quaranta racconti sono databili con sicurezza.Boccaccio, con un’intuizione davvero moderna, distingue fra storia e cronaca, ponendo il 1300 come data epocale che separa il passato dalla realtà del suo tempo: se da una parte c’è la dimensione del passato, cui sono associati i concetti di esotismo, fantasia e nobiltà, dall’altra c’è quella della contemporaneità, cui si legano la cronaca municipale e una condizione bassa o mediana. Ma i due piani si intersecano, si sovrappongono e si rifrangono di continuo nelle coscienze dei personaggi. L’ideale si confonde con la vita, la permea di senso, si fa racconto ed esempio a cui uniformare l’esistenza.
Registri linguistici e stilistici
A tipi umani tanto eterogenei protagonisti del Decameron corrispondono modalità espressive congrue, in un pastiche linguistico e stilistico che è tutto un precipitato di tics, idiomi, specificità gergali e locali. Ben consapevole delle norme della retorica (secondo cui occorre coerenza tra argomento, forme e personaggi), ma altresì della irriducibile complessità della natura umana, Boccaccio si dà ad un infaticabile esercizio di stile, così che alla fine le novelle «non solamente in fiorentin volgare e in prosa scritte sono (...) ma ancora in istilo umilissimo e rimesso quanto il più si possono».In particolare, è possibile ricondurre il pluristilismo a due direttrici coesistenti: il filone comico e quello tragico; tale opposizione, del resto, appartiene alla stessa natura umana, sempre in bilico fra appetiti carnali e aspirazione eroica alla virtù esemplare: la novella iniziale di Ciappelletto-Giuda da un lato, e quella finale sulla magnanima umiltà di Griselda dall’altro, testimoniano, messe insieme, di questa bipartizione. La parabola rovesciata di Giuda è ottenuta mediante il rovescio antifrastico del linguaggio pio e devozionale, con il livido e feroce sarcasmo della vituperatio; e la virtù eroica di Griselda-Vergine è resa mediante notazioni semplici e lineari, che si impongono per la loro purezza. Così dal fosco affresco della prima novella, dominata dalla legge della mercatura ed emblema di un mondo alla rovescia, si passa allo splendore dell’etica muliebre della paziente sopportazione. Allo stesso tempo il topos dello scambio di persona può al contempo essere, come da tradizione, foriero di equivoci divertenti e salaci, ma imporsi anche come esempio altissimo di virtù, come nella novella di Tito e Gisippo (Dec. X, 8).
Il registro linguistico si fa doppio anche nei confronti della donna: se da un lato la bellezza femminile suscita lascivi desideri, trovando espressioni di carattere ferino, dall’altro essa può, al contrario, imporsi come oggetto di estatica contemplazione, avvolta in un’aura di trepidante gentilezza. All’afrore carnale di Calandrino per la Niccolosa [Dec. IX 5], fa da contraltare l’aura di incanto che aleggia nell’osservazione sognante di Cimone [Dec. V 1]. E qui il linguaggio diviene prezioso, elettivo, soffuso di grazia inimitabile, alludendo compiutamente al progressivo ingentilimento del bruto.
Espressivismo linguistico
La sensibilità linguistica dell’autore ricrea, anche mediante suggestioni foniche e musicali, lo spirito dei luoghi e la peculiarità degli ambienti. Da un lato un lessico da bassifondi, un argot canagliesco e furbesco, fatto di ircocervi linguistici, nomi parlanti dalla scoppiettante forza comica; dall’altro l’uso di latinismi che eleva ai toni di solennità epica le novelle degne di valore esemplare; quelle di ambientazione ellenica sono addirittura intarsiate da grecismi, e i segni di ascendenza araba rendono ancor più mirabolanti gli arabeschi orientali, in una girandola iridescente di colori linguistici.L’espressivismo funambolico di Boccaccio segna anche le differenze sociali, perché un mercante, si sa, parla in maniera diverse che, poniamo, un giudice. Boccaccio, insomma, plasma il linguaggio per ‘modellare’ i suoi personaggi: è anche attraverso il proprio linguaggio mellifluo ed untuoso che ser Ciappelletto emerge come una delle anime più nere del Decameron.
Page last modified on Monday 26 of July, 2010 09:41:27 CEST
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Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
