Voce 1
Un Boccaccio diverso
Va bene, racconterò quello che so. Ma, vi prego... partiamo dalla fine.Per molto tempo dopo la sua morte Giovanni Boccaccio è, in Europa, soprattutto l’autore dei trattati di erudizione L’origine degli dei pagani, La caduta degli uomini illustri e Le donne celebri.
E che diavolo sono?!
Detta così, capisco, suona un po’ come quelle tesi radicali e ad effetto che si utilizzano all’inizio di un racconto per spiazzare il lettore che si aspetta tutt’altro. Mettiamola allora in questo modo: se all’inizio del Quattrocento aveste vagabondato per le biblioteche di ricchi signori della Borgogna, delle Fiandre, o... che so, della Castiglia e, giunti di fronte agli eruditi del posto, aveste chiesto loro se conoscevano Giovanni Boccaccio, vi avrebbero risposto probabilmente di sì, ma vi avrebbero poi descritto un Boccaccio diverso da quello che ora avete in mente (un brillante novelliere dalla spiccata vena comico-realistica e decisamente specializzato sul versante erotico, vero?). Vi avrebbero parlato di un grande «poeta», di un «filosofo», di uno «storico», di un «enciclopedista», di un grande «maestro di saggezza e di morale». Alcuni, addirittura, di un «astronomo». Certo, avevano sentito parlare anche del suo Decameron, ma probabilmente lo conoscevano parzialmente, attraverso una traduzione latina o una piccola antologia, una selezione, – se capite quel che voglio dire – allestita nella loro lingua “materna”, che contribuiva a creare un’idea dello scrittore di Certaldo molto diversa da quella che abbiamo noi oggi: un uomo più severo e meno “alla mano”. Insomma chi, al nome di Giovanni Boccaccio, associa esclusivamente (o quasi) quel capolavoro che è, per noi italiani, il Decameron, rimarrà inizialmente un po’ spiazzato e faticherà non poco a ricalibrare il proprio orizzonte d’attesa su scala europea, che è quella che a noi interessa. Del resto, vorrei ricordarvi, senza toni di saccenza, che, per il solo Decameron, Boccaccio fu relegato, ancora nel Cinquecento, ad autore di intrattenimento niente meno che da Montaigne (dice proprio «Entre les livres simplement plaisans je trouve des modernes de Boccace, Rabelays, et les Baisers de Jean Second», Essais, II, 10). E ancora nell’Ottocento, il poeta inglese Coleridge aveva in animo di tradurre alcune operette oggi definite “minori” del Boccaccio, a lui molto gradite, considerando impuro ed osceno il Decameron.
La caduta degli uomini
D’accordo, andiamo pure a ficcare il naso in una biblioteca di allora, se avete tutto questo tempo. Sbirciando, per esempio, nella biblioteca avignonese del futuro antipapa Benedetto XIII (1494-1417), l’ancora cardinale Pedro Martínez de Luna y Pérez de Gotor, si nota la mancanza di molti classici, e pure del Petrarca (che gioca pure in casa, con mezza vita trascorsa qui!), ma non manca mica, assieme ad altri volumi medievali, La sorte degli uomini illustri (De casibus virorum illustrium) del nostro, una sorta di prontuario di esempi dei grandi della terra di tutti i tempi caduti in disgrazia per i loro vizi, ma soprattutto per opera della Fortuna che tutto amministra. Questi esempi tornavano molto comodi ai predicatori per ‘condire’ le loro giaculatorie. La voluminosa opera, in nove libri, composta in due redazioni lungo un arco temporale che va dal 1356 al 1373, comprende alcune centinaia di esempi, da Adamo a Carlo d’Angiò, dunque dalle origini dell’umanità ai tempi dell’autore, e le narrazioni della vita e delle sventure dei “grandi” di tutti i tempi sono inframmezzate da lamenti, piagnistei e invettive contro i vizi, secondo una tipologia tipicamente medievale. Forse anche per questo, e per i suoi accenti corruschi, provvidenziali e apocalittici, diventerà quasi un libro obbligato nelle biblioteche conventuali di Austria e Germania e nelle biblioteche private dei cardinali. È noto che già nel 1394, un devoto discepolo di Petrarca, il francescano Tebaldo della Casa, promuoveva entusiasticamente il libro presso i suoi confratelli slavi, dando inizio ad una diffusione che avrebbe interessato la gran parte delle terre europee. In quegli stessi anni, o giù di lì, Pero López de Ayala (1332-1407), cancelliere di Castiglia, storiografo e autore del Libro Rimado de Palacio, era impegnato nella stesura della Caduta dei principi («Caýda de príncipes», a stampa nel 1495), che è chiaramente una versione castigliana del nostro trattato. Ma, se la cosa vi pare troppia noiosa, per me possiamo anche fermarci qua.La grandezza delle donne
Come dite? Volete saperne di più su questo Boccaccio dimenticato? Vi accontenterò, d’accordo, ma niente più sbadigli. Oltre alla Caduta degli uomini illustri, negli ultimi anni della sua vita, più precisamente, sembra, tra il 1361 e 1362, Giovanni è intento alla composizione pure di un’altra operetta erudita molto particolare: Le donne famose (De claris mulieribus) che egli dedica a Andrea Acciaiuoli, sorella (non inganni il nome) dell’amico Niccolò e contessa d’Altavilla. Si tratta di ben 106 medaglioni in cui vengono descritte le virtù (ma talvolta anche i vizi) di altrettante donne illustri, cristiane e non, da Eva alla contemporanea Giovanna, regina di Gerusalemme e Sicilia. Il fatto va subito sottolineato come altamente provocatorio perché, da Svetonio a Petrarca (De viribus illustribus), si erano sì narrate le gesta degli uomini gloriosi, ma nessuno si era mai sognato di considerare il gentil sesso come protagonista di azioni degne di memoria! Pensate che Dante, quando nel suo De vulgari eloquentia deve stabilire se ad emettere la prima parola sia stato Adamo o Eva, procede per esclusione, sostenendo che non può essere certo stata la donna ad aprir bocca prima dell’uomo. Ecco perché questo trattato del Boccaccio è tanto rivoluzionario. Pensate che già nel 1405 questo libro sarà preso come modello dalla scrittrice francese ‘protofemminista’ Christine de Pizan (1364-1430)Se avessimo fatto le cose per bene e fossimo partiti dall’inizio, dal classico “c’era una volta”, a questo punto non vi stupireste affatto di questa originale predisposizione del nostro autore verso il genere femminile. Ma a voi che ancora non sapete che le donne sono al centro della poetica di Giovanni Boccaccio – sono non solo le sue muse ispiratrici, le fonti di desideri e di tormento amoroso, ma anche le protagoniste delle sue storie, le eroine, le destinatarie – la cosa può giustamente colpire. Benché anche per questa opera si possa parlare di una raccolta di exempla, essa è irrorata, neanche troppo nascostamente, da una voglia laica di narrare imprese straordinarie; l’intento di riempire i momenti di ozio delle donne, spesso ignoranti di storie, con interesse e diletto, emerge programmaticamente nel Proemio, come era già successo in altre opere del nostro. Nessun altro autore medievale ha del resto così strenuamente e a più riprese difeso le donne e le fabulae. Così, per questioni programmatiche, e non semplicemente perché entrambi sono scritti in latino, si devono tenere insieme il trattato sulle Donne famose con quello sulle Origini degli dei pagani.
Parentele divine
Cosa?! Non ne avete mai sentito parlare?! Ah, eh... questa è bella! E dire che per quasi due secoli, dalla metà del '300 al 1568, quando uscirono le Mythologiae di Natale Conti, le Genealogie del Boccaccio furono il repertorio mitografico più consultato in Europa. Vi dico brevemente di cosa si tratta: è un’opera in quindici libri di vasta e sterminata erudizione, che si propone di raccogliere in una summa tutte le fonti allora conosciute (da Platone e Aristotele a Petrarca, passando per i medievali Isidoro di Siviglia e Rabano Mauro) che contribuiscano a ricostruire gli alberi genealogici, per l’appunto, delle famiglie delle antiche divinità. Chi era figlio di chi, chi era padre, chi era madre, lo zio... insomma, si trattava di dipanare matasse ingarbugliate, lavoro certo non facile, quasi da certosino, che poteva fare solo chi, come il nostro, aveva letto e confrontato alcune migliaia di libri. Proprio per questa sua utilità pratica (una sorta di “Bignami” di alta qualità – a buoni intenditori... – oppure una edizione della Newton Compton), oltre che per la inconfondibile verve narrativa, nel Quattro e Cinquecento letterati e pittori fanno incetta di quest’opera. Potrà un erudito prender sonno senza aver acclarato di chi era figlio Licaone? E se ad un pittore han commissionato il ritratto del figlio di Venere e Mercurio (Ermafrodito), dove va a cercare? C’è chi sostiene che le Genealogie siano state addirittura il libro più letto e meditato dai letterati parigini intorno alla metà del XV secolo. Già all’inizio del Quattrocento il francese Jean Miélot ne tentò una traduzione, ma poi abbandonò l’ardua impresa, e una versione francese apparve a stampa solo nel 1499.Gli ultimi due libri delle Genealogie, poi, sono un vero e proprio manifesto teorico in favore degli studi umanistici; uno dei primi, che segue e percorre la strada già tracciata da Petrarca. Essi rappresentano una appassionata difesa della poesia e del suo insostituibile ruolo di mediazione tra le verità terrestri e le verità celesti, queste ultime appannaggio della sola teologia. Tutt’altro che vano affabulatore, così, il poeta assurge per Boccaccio ad una considerazione elevatissima, quale quella di rivelatore cifrato delle più alte verità; in quanto tale, può davvero guardare dall’alto i saperi costituiti, che servono (si consideri la parola in tutta la sua pregnanza semantica) alle professioni redditizie, giurisprudenza, medicina... Quando, agli inizi del Quattrocento, il letterato e teologo lionese Nicolas de Gonesse comporrà una Collatio in difesa della poesia, da dove volete che avrà preso ispirazione? Ma da questo “particolare” testo di Giovanni Boccaccio, naturalmente! Boccaccio, per Nicolas, è un maestro di vita e le sue opere sono esempi etici, oltre che enciclopedie del sapere, da consultarsi alla pari di “autorità” quasi millenarie come quella di Isidoro di Siviglia
Allo stesso modo la sua opera di geografia – dal titolo un po’ lungo, ma facciamo un piccolo sforzo, cercando di non dimenticar nulla... dunque: «I monti, i boschi, le fonti, i laghi, i fiumi, gli stagni o le paludi e i diversi nomi dei mari», che in latino suona: De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus et de diversis nominibus maris – questa sua opera di geografia, dicevamo, è un dizionario erudito che non poteva mancare nelle biblioteche signorili, perché lì era racchiusa la gran parte del sapere geografico disponibile, garantito da un intellettuale di primo livello. Del resto tutta la vita di Boccaccio è all’insegna della curiosità per ogni ambito del sapere umano, in cui la geografia reclamava allora grandi spazi: le informazioni sulle isole Canarie che riceve dai navigatori (i collaboratori della compagnia dei Bardi, per cui lavorava sui padre), Boccaccio le utilizza subito per comporre un breve scritterello dal titolo Le Canarie e le altre isole da poco scoperte nell’oceano oltre la Spagna (De Canaria et insulis reliquis ultra Ispaniam in Occeanum noviter repertis).
Forse adesso cominciate a capire? Sì? Se è così, ditemi come mai uno dei più influenti letterati francesi del primo Quattrocento («poeta et orator eximius»), Laurent de Premierfait, il primo a tradurre nella sua lingua materna il Decameron (1414), sentisse La caduta degli uomini illustri – che noi oggi avvertiamo come lontanissima dalla nostra sensibilità – molto affine alla raccolta di novelle che costituiscono il capolavoro boccacciano. Visto che non ci arrivereste mai, vi do io la soluzione: egli presenta il Decameron al lettore come un’opera di edificazione socio-morale, alla stessa stregua dei trattati edificanti cui sopra si accennava: la novella di Griselda (Dec. X, 10) insegna cosa è la pazienza, quella di Tito e Gisippo (Dec. X, 8) cosa è l’amicizia, quella Cimone (Dec. V, 1) esemplifica l’acquisto si saggezza attraverso l’amore, la novella di Gerbino (Dec. IV, 4), o quella di Rossiglione e Guardastagno (Dec. IV 9), insegnano cosa siano la giustizia regale e la inviolabilità del vincolo matrimoniale.
Capite? I libri non si son sempre letti come ve li fan leggere oggi! Pensate, per esempio, che tutti gli uomini di chiesa voltassero le spalle sdegnati di fronte alle sconce novelle del Decameron che li mettevano alla berlina? E allora ditemi come mai in un manoscritto del capolavoro boccacciano postillato da un tal “don Niccolò” nel 1396, il lettore non può fare a meno di lasciare sui margini del volume una testimonianza del suo entusiasmo per l’opera: «Qui scripsit hunc librum collocetur in Paradisum» (Chi ha scritto questo libro andrebbe posto in Paradiso). Che, certo, non è esattamente quanto pensarono gli esponenti della Chiesa un secolo e mezzo più tardi, visto che il capolavoro boccacciano fu inserito nell’Indice dei libri proibiti nel 1559. Insomma, ogni periodo storico ha i suoi crismi e le sue fisime. Ma su questo torneremo più tardi. Ora dobbiamo fermarci, ché già il sole è basso all’orizzonte. Domani qualche mio collega, se ancora ne avrete voglia, vi racconterà la storia dall’inizio.
Page last modified on Monday 26 of July, 2010 09:09:42 CEST
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Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
