Sulle strade della Mancia
8 - Sulle polverose strade della Mancia
All'inizio del romanzo, lo vediamo per i campi in attesa di qualche splendida avventura, restando tuttavia deluso: la campagna iberica di inizio Seicento era terreno buono per gli straccioni dei romanzi picareschiC'è degli scrittori i quali dicono che la prima avventura che gli accadde fu quella della gola di Puerto Lapice; altri dicono che quella dei mulini a vento: ma ciò che io ho potuto accertare a questo proposito e ciò che ho trovato scritto negli Annali della Mancia, è ch'egli camminò tutto quel giorno e che, sul far della notte, il suo ronzino e lui erano spossati e morti di fame (...)
Povero Chisciana! In giro tutto il giorno sotto il sole rovente, e neanche una misera avventura! Per fortuna a sera giunge in un'osteria dove avrà una lite con alcuni mulattieri, scambiati per feroci attentatori delle sue sacre armi, e dove l'oste si presterà con un certo festevole gaudio, ma anche con la necessità di levarsi quanto prima dai piedi quel tanghero, al ridicolo rito della sua elezione a cavaliere errante (link 16).
9 – Divertire il pubblico
Nei primi capitoli del Don Chisciotte c'è già tutto lo spirito ironico e mordace del romanzo.La principale intenzione di Cervantes, infatti, è di dilettare il proprio pubblico facendosi beffe dei romanzi di cavalleria, attraverso situazioni paradossali in grado di muover il riso del lettore: come abbiamo visto, non mancavano esempi di pazzia indotta dalla lettura di tali libri anche nella realtà. Non occorre mai dimenticare questo. Il Don Chisciotte è certo una delle più importanti opere della letteratura di tutti i tempi e lo è in forza della inesauribile varietà di vicende, figure e temi trattati: come in tutte le opere importanti ognuno vi trova quello che cerca. Ma, appunto, a Cervantes interessava prima di tutto fare un'opera che potesse divertire prendendo in giro la moda dei romanzi cavallereschi.
D'altro canto, dilettare il pubblico cortigiano è anche l'obiettivo di Ariosto. Quando, all'inzio del poema, egli si rivolge a Ippolito, il dedicatario dell'opera, dicendo: «... e vostri alti pensieri cedino un poco/sì che tra lor miei versi abbiano loco», sta dicendo per l'appunto che il Furioso può costituire un piacevole passatempo nelle gravose occuapazioni del cardinale (era una piaggeria, ovviamente: come abbiamo visto, Ippolito era uomo tutt'altro che grave...).
10 - Contro i romanzi di cavalleria
L'altro obiettivo che muove Cervantes, e che non poteva muovere Ariosto, è la critica verso quel fenomeno di moda costituito dalle opere che narravano le gesta di cavalieri erranti: ne venivano stampate a centinaia, di qualità mediocre o poco meno che mediocre. Era quella che più tardi si sarebbe chiamata “para-letteratura”: testi nati sul successo di altre opere ben più rilevanti (per esempio l'Orlando Furioso), con lo scopo preciso di essere smerciate a un pubblico non proprio smaliziato. Il Don Chisciotte è allora un libro che nasce contro certi libri e a difesa di altri. Per esempio, sappiamo che Cervantes ammirava l'opera di Ariosto e diversi punti del romanzo ne danno testimonianza: nel capitolo VI, quando il curato e il barbiere del villaggio entrano nella biblioteca di don Chisciotte per scoprire cosa abbia fatto impazzire il loro compaesano, si dice che le traduzioni in spagnolo del Furioso sono pessime, mentre l'originale va portato «in palma di mano». Altrove, per bocca di don Chisciotte, Cervantes si vanta di saper cantare qualche stanza del Furioso, mentre in un passo della Galatea, un'opera pastorale poco nota di Cervantes, la musa Calliope afferma di essere stata colei che ha aiutato Ariosto a tessere la «bella e variata tela che compose».Cervantes ammirava Ariosto perché il Furioso esaltava non tanto i valori della cavalleria, quanto quelli della cortigianìa: attraverso le avventure di eroi eccezionali, provenienti da un Medio Evo fantastico, il poeta di Ferrara celebra quei valori di cortesia e magnanimità che sono la base della civiltà signorile rinascimentale e che anche Cervantes ammirava.
11 – La tranquilla pazzia di Don Chisciotte
Ma la civiltà di corte è al declino: don Chisciotte fa parte di quella nobiltà in disarmo che non può più aspirare agli agi di una vita splendida, che non può più esercitare la generosità del proprio animo, che vive non più dentro regge magnifiche ma in castelletti mezzi dirupati, e che sopperisce alla mancanza di tutto questo con la lettura dei libri di cavalleria. E' un monomaniaco, come molti dei personaggi di Ariosto. Anche don Chisciotte è perso dietro una sua ossessione divorante, che ne alimenta le Le gesta di Don Chisciotte (immagine 8?) (link immagine 8) e il febbrile girovagare.Ma non è più pazzo di altri. E' un pazzo tranquillo, meditabondo, che, a dispetto della propria malattia, dice spesso cose assennate. La sua follia, esercitata lungo le strade povere e polverose di una Spagna in decadenza, diventa cartina al tornasole della follia altrui. O quanto meno, ricordandoci che Cervantes non ha nessuna intenzione di sviluppare chissà quale critica sociale, dei difetti dell'animo umano, come dimostrano la grettezza e il beffardo cinismo con cui molti accolgono le sue mattane. E' quello che succede per esempio nella seconda parte dell'opera, quando una nobildonna lo conduce al proprio castello e si prende gioco di lui insieme a tutta la corte, organizzando anche una burla atroce ai danni di Sancio, nominato governatore dell'immaginaria terra di Baratteria.
Il Don Chisciotte diventa così, anche travalicando le intenzioni dell'autore, una ricognizione ampia sull'uomo e insieme un affresco vastissimo e divertente della crisi europea di inizio Seicento: contadini, briganti e mulattieri solcano le vaste pianure assolate sul dorso di cavalli smagriti, mentre i nobili rimpiangono una grandezza cui non possono più attingere. Cervantes, come Ariosto, parla agli uomini del suo tempo delle loro aspirazioni e delle loro sconfitte, con l'occhio ironico e disilluso di chi quelle sconfitte ha subito in prima persona.
12 - Declino degli ideali cavallereschi
C'è una differenza enorme, però: Ariosto si rivolge ai suoi contemporanei attraverso la vasta tela di un poema che riprende e rilancia quei valori, quegli eroi, quelle avventure di cui si compiacevano signori e cortigiani ad inizio Cinquecento. Egli è completamente immerso nella realtà della corte (link immagine 9) e la corte ama rispecchiarsi nelle storie ordite dalla raffinata fantasia del poeta. L'altra realtà, quella del popolo, dei mestieri vili, del sudore e della fatica, resta fuori dalle ottave del Furioso.Nel Don Chisciotte questa realtà si manifesta in tutta la sua evidenza: se Ariosto porta i suoi eroi in terre lontane e paesi immaginari (perfino sulla luna!), l'orizzonte di don Chisciotte è molto più limitato: egli non esce mai dai confini della Spagna, benché ogni regione visitata gli sembri degna di avventure meravigliose. Del resto, molte cose erano cambiate nel giro di un secolo, quanto separa Ariosto da Cervantes: quella civiltà di corte che già pareva nella sua fase discendente quando apparve a stampa l'ultima redazione del Furioso (1532), era ora ormai completamente dissolta; le grandi esplorazioni geografiche avevano permesso la conoscenza di paesi lontanissimi, niente affatto immaginari, e avevano reso il mondo molto più piccolo: anche l'immaginazione si era dovuta adeguare, conformandosi a confini molto più circoscritti.
Eppure, sia Ariosto che Cervantes testimoniano, ognuno nei propri modi, che percorribili all'infinito restano i vasti territori della fantasia, le cui strade riconducono sempre all'uomo e alla sua irriducibile, affascinante complessità.
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- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
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- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
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- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
