Militanza politica e riflessione teorica
3.1 La provvidenzialità dell’Impero
Probabilmente fra i primi tre trattati del Convivio e il quarto si colloca uno stacco temporale: Dante lavorerebbe così a quest’ultimo negli anni 1306-1307, in contemporanea con l’avvio del poema. Lo stacco è evidente già nella canzone commentata, Le dolci rime d'amor ch'i' solia, per la quale non si richiede il commento allegorico, necessario invece per le due precedenti, in quanto le tematiche filosofiche e morali vi sono affrontate già sul piano del segnificato letterale. In particolare l’argomento trattato nella canzone e nel commento è la natura della nobiltà, un tema di grande attualità e di primaria importanza nel dibattito letterario, politico e filosofico. La definizione proposta da Dante è che essa sia un dono concesso da Dio ai singoli, non alle famiglie: «seme di felicitade messo da Dio ne l’anima ben posta»; il singolo individuo ha poi il compito di coltivare in sé questo seme di felicità.Ma il quarto trattato del Convivio è importante soprattutto perché mostra per la prima volta una riflessione politica organica da parte di Dante, con una nuova concezione della funzione dell’impero e una nuova valutazione del ruolo storico e provvidenziale dell’impero romano. Infatti nel corso della pars destruens, Dante esamina e confuta varie definizioni alternative, tra cui una attribuita all’imperatore Federico II di Svevia
Ma nel quarto trattato del Convivio è assai significativa anche la dura polemica contro l’avarizia o cupidigia, cioè il desiderio smodato delle ricchezza, che Dante innesta a partire dalla confutazione della definizione popolare della nobiltà come «antica ricchezza». Fin d’ora lo scrittore individua invece nell’avidità di ricchezze una delle cause radicali della rovina della vita pubblica. E la polemica contro l’avarizia sarà uno dei motivi instancabilmente ripetuti nel poema, oltre a costituire una delle basi per l’argomentazione filosofica nel De Monarchia.
3.2 Politica e guerra civile
Dal 15 giugno al 15 agosto 1300 Dante ricopre la carica di priore del Comune di Firenze, la massima tra le magistrature fiorentine. È un periodo di aspre tensioni politiche: si fronteggiano le fazioni dei Guelfi NeriIl papa Bonifacio VIII
Ma quando, nell’autunno 1301, i Bianchi saliti al potere colpiscono con provvedimenti restrittivi alcuni notabili della parte dei Neri, questi ricorrono all’aiuto di Bonifacio, il quale interviene pesantemente nella situazione fiorentina. Mentre da Firenze viene inviata a Roma un’ambasceria incaricata di trattare con il papa, della quale secondo i documenti avrebbe fatto parte lo stesso Dante, Bonifacio manda invece a Firenze due inviati papali, Carlo di Valois e Matteo d’Acquasparta, con l’incarico ufficiale di pacieri tra le opposte fazioni, ma in realtà con il compito di favorire il ritorno dei Neri esiliati e promuovere un colpo di stato per portarli al potere. E questo è quanto si verifica, proprio mentre Dante è fuori Firenze per l’ambasceria romana.
3.3 Da Firenze all’esilio
Il poeta, colpito da provvedimenti punitivi emanati dal nuovo governo, fra cui l’interdizione dai pubblici uffici e il pagamento di un’ammenda per l’accusa di baratteria, cioè di corruzione, anziché ritornare in città, si unisce agli altri Bianchi vittime di accuse simili e perciò fuoriusciti da Firenze. Perciò, non essendosi recato a Firenze per pagare la multa, viene condannato a morte e alla confisca dei beni.Inizia un periodo di lotte, in cui Dante è totalmente impegnato: i Bianchi si organizzano politicamente e militarmente, riunendosi anche ai Ghibellini ormai esiliati da tempo, e cercano alleati tra le città e i signori filoimperiali della Toscana e dell’Italia centrale e settentrionale. Ma dopo le prime sconfitte, arriva finalmente la possibilità di avviare una trattativa di pace: nella primavera del 1304 il nuovo papa Benedetto XI affida al cardinale Niccolò degli Albertini da Prato il compito di pacificare la città e permettere così anche il ritorno dei Bianchi fuoriusciti. Alle proposte di negoziato avanzate dal mediatore papale, Dante risponde con una celebre epistola latina (Epistolae, I), scritta a nome dei Bianchi fuoriusciti, in cui, con prudenza ed equilibrio, dichiara la disponibilità a portare avanti le trattative di pace. Ma i negoziati falliscono per l’opposizione dei Neri, che temono di veder diminuire il loro potere.
Deluso dal fallimento delle trattative di pace, Dante si allontana anche dai propri compagni, che insistono nel voler cercare attraverso azioni di guerra il ritorno a Firenze e il rovescimaneto del potere dei Neri, ma vanno incontro a una sanguinosa sconfitta nella battaglia della Lastra del luglio 1304.
Odiato dai Neri e ormai separato anche dai Bianchi, per Dante inizia un periodo di esilio solitario, da una corte e da una città all’altra, alla ricerca di protezione e ospitalità in cambio del suo lavoro di intellettuale, di epistolografo e di diplomatico.
3.4 Arrigo VII e il sogno imperiale
Sono anni difficili e solitari, nel corso dei quali Dante elabora la concezione della necessità e provvidenzialità dell’impero per il conseguimento della felicità terrena da parte degli uomini, esposta nel IV trattato del Convivio, e avvia la composizione della Commedia, in cui, fin dal I canto si auspica l’avvento di un personaggio investito provvidenzialmente della missione di portare salvezza e felicità all’Italia derelitta e devastata dalle guerre civili e dall’avidità dei pontefici e dei signori locali.Il sogno sembra trovare una possibilità di realizzazione nel 1310. Gli elettori imperiali avevano eletto due anni prima il Conte Arrigo VII di Lussemburgo
Ma per Dante, come per tutti coloro che vedono nella restaurazione del potere imperiale sull’Italia la sola possibilità per il ritorno della pace e della giustizia nelle città italiane dilaniate dalle discordie civili, la discesa di Arrigo è un’occasione storica straordinaria che esalta gli animi e li riempie di speranza. In questo clima di attesa Dante interviene in prima persona, scrivendo nell’autunno 1310 una solenne epistola latina che indirizza ai Re, Signori e popoli d’Italia (Epistolae, V). Qui Dante annuncia con entusiasmo l’arrivo di Arrigo e invita tutti gli italiani a sottomettersi all’autorità dell’imperatore e a collaborare con lui alla restaurazione della pace. L’imperatore è investito da Dio di una missione provvidenziale e numerosi riferimenti biblici concorrono a conferirgli una figuralità messianica.
Ma gli auspici espressi da Dante non hanno esito positivo per l’opposizione ad Arrigo da parte di alcune città, prima fra tutte proprio Firenze. Il poeta reagisce nel marzo del 1311 con una violenta epistola rivolta «Agli scelleratissimi Fiorentini che vivono tra le mura di Firenze», nella quale li invita, con linguaggio durissimo, a desidetere dalla loro sconsiderata opposizione all’imperatore.
Il poeta interviene dunque sulle vicende politiche con una serie di potenti epistole, nelle quali mostra di sentirsi a sua volta investito di una missione non solo civile, ma anche in qualche modo profetica, come prova il ricorso al linguaggio biblico e la veemenza con cui si rivolge agli attori sulla scena politica. Lo stesso imperatore è destinatario di un’epistola dura e intensa (Epistolae, VII) in cui Dante, pur confermando la fiducia e la devozione nei suoi confronti, non esita rimproverarlo per gli indugi nella sua azione militare contro le città ribelli.
Ma l’azione dell’imperatore pare ormai indebolita dalle molte opposizioni incontrate, mentre l’atteggiamento del papa Clemente V si fa sempre più ostile. Infine il sogno imperiale di Dante è interrotto dalla morte di Arrigo a causa di febbri malariche, nell’agosto 1313.
3.5 Pace, giustizia, felicità: un trattato di filosofia della politica
La politica occupa una posizione centrale nella vita di Dante e tale importanza è testimoniata anche dal fatto che oltre alla militanza attiva e agli interventi pubblici come quelli delle epistole civili, i temi politici hanno un grande spazio nella poesia della Commedia. Inoltre, a questi problemi Dante dedica anche un trattato filosofico in latino, il De Monarchia. La datazione di quest’opera è uno dei punti più discussi nella biografia dantesca. Le proposte più attendibili oscillano fra gli anni della discesa di Arrigo e gli ultimi anni ravennati. In ogni caso le posizioni politiche di Dante restano sostanzialmente stabili negli anni dell’esilio, a partire dal IV trattato del Convivio.Il De Monarchia si suddivide in tre libri, che affrontano tre grandi questioni attraverso argomentazioni logico-filosofiche, muovendo da testimonianze storiche, giuridiche, scritturali. Nel primo libro Dante dimostra che l’impero è necessario all’umanità per il conseguimento della pace universale e della felicità, e per l’esercizio della giustizia. Infatti l’imperatore detiene quel potere sovrano e universale che gli consente di esercitare rettamente la giustizia sulle autorità minori ad esso soggette. E che l’imperatore possa essere veramente giusto è garantito proprio dall’universalità del suo potere: estendendo la propria autorità su tutta la terra, egli non ha più nulla di terreno da desiderare, non è schiavo dell’avidità che invece colpisce gli uomini e provoca le sopraffazioni, le discordie, le ingiustizie. Essendo libero dalla cupidigia, causa principale delle lotte tra gli uomini, le città, gli stati, l’imperatore può esercitare la giustizia in pena libertà e rettitudine.
Ma, dimostrata la necessità dell’impero universale per la felicità degli uomini, resta da interpretare il ruolo storico svolto dall’Impero romano. Il popolo romano ottenne infatti l’impero universale solo grazie alla violenza delle armi e alla cieca crudeltà della guerra, come sosteneva sant’Agostino
3.6 Il papa e l’imperatore
Nel terzo libro Dante discute il punto più spinoso della questione, quello dei rapporti fra i due poteri universali: l’Impero e la Chiesa guidata dal papa. Egli dimostra la totale autonomia dei due poteri e in particolare insiste sul fatto che l’imperatore derivi il suo potere direttamente da Dio e non da qualche suo ministro umano. Ma il potere universale dell’Impero è gravemente ostacolato dalla Donazione di Costantino, l’atto con il quale, nel 313, l’Imperatore CostantinoMa soprattutto Dante proietta la questione dei rapporti fra i due poteri universali sullo sfondo di un grande tema filosofico, la ricerca della felicità. In quanto costituito di corpo e di anima, il primo corruttibile, la seconda incorruttibile e immortale, l’essere umano ha due fini: la felicità terrena e la felicità eterna. Ha perciò bisogno di due guide che lo sostengano nel perseguimento di questo duplice fine: se il papa ha la missione di guidare gli uomini verso la felicità nella vita eterna, all’Imperatore è affidato da Dio il compito di guidarli verso la felicità nella vita terrena, possibile solo in un mondo retto dalla giustizia e dalla pace, in cui la cupidigia viene sconfitta.
Page last modified on Wednesday 04 of November, 2009 16:08:01 CET
Sidebar
Categories
Sidebar
Login
Search box
Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
