Luigi Capuana e il mestiere della scrittura
Figura poliedrica, Luigi Capuana è critico letterario e narratore, ma è principalmente il mediatore in Italia della cultura naturalistica europea, la quale si propone di unire l’attenta osservazione della realtà a più coerenti analisi psicologiche: lo scrittore, durante la creazione, vive uno stato ipnotico, di intercettazione dell’invisibile:
- Le pareti di quella casa dovevano essere certamente sature di misteriosi fluidi, di pensieri e di atti là registrati e con tale forza da produrre terrificanti sensazioni rivelatrici… Durante la lunga nottata insonne non gli era anche parso di sentire una specie di formicolio dappertutto, nelle pareti, nelle volte, dietro gli usci, nelle stanze accanto, un formicolio sordo, che l’orecchio non percepiva ma che intanto non gli sembrava meno reale, quantunque percepito dai nervi di tutto il suo organismo, quasi per immediato contatto? (da Delitto ideale).
Gran parte della sua opera narrativa dà l’impressione di un organismo costruito a freddo. Uno studio impassibile di un documento di vita, di un caso umano.
La vicenda al microscopio: meccanismi sociali
Durante il suo soggiorno a Firenze, che si prolunga fino al 1868, Capuana conosce le opere di Honoré de BalzacMa dietro l’occhio neutro di Capuana si cela una vicenda amaramente autobiografica: egli stesso è infatti vittima della violenza delle convenzioni; dei moti inspiegabili dell’animo umano; dei meccanismi astratti e incomprensibili che fanno la realtà. Innamorato di una domestica analfabeta, Giuseppina Sansone, non può godere di tale unione: che scandalo deriverebbe da un matrimonio fra i due! Simili con simili, ordina la legge sociale. I figli, frutto di questo rapporto, finiscono all’orfanotrofio; la donna viene data in sposa ad un suo “pari”. E così, gli amori che popolano la fantasia di Capuana saranno amori ingrati, infelici, impossibili. E le sue figure femminili, cittadine e borghesi, nient’altro che lo specchio di una civiltà malata: Delfina e un amore mai condiviso; Giulia e la fedeltà ad un uomo che le si è dimostrato ingrato; Cecilia e il suo abbandono all’amore adultero. Sono profili, come li definisce lo stesso autore (Profili di donne, 1877
L’osservazione
Capuana conosce personalmente Zola a Roma, nel 1888.La narrazione procede nei romanzi dello scrittore siciliano, secondo quanto lo stesso Zola espone nel Romanzo sperimentale (1880): i comportamenti di un personaggio, gli accadimenti della sua vita non sono, nelle mani dell’artista, che “esperimenti” utili a elaborare delle valide tesi sui comportamenti umani; sulle reazioni dell’essere in specifiche circostanze. La prima importante prova letteraria di Capuana è, non a caso, dedicata proprio allo scrittore francese. In Giacinta (1879)
- Una sera che la contessa pareva allegrissima e faceva scoppiettare attorno a lei le sue frasi vibranti e frizzanti, il dottore s’era seduto in un angolo, fuori di vista, per osservarla con più comodo.
- No, quell'allegria non era sincera; glielo dicevano gli occhi di lei, che lampeggiavano stranamente, le labbra le si inaridivano cosí presto.
Appena Giacinta si avvide delle pupille quasi severe che le stavano addosso, cominciò, gradatamente, a provare un impaccio anche nei movimenti. Sforzatasi a continuare il discorso, si era sentita quasi legare la lingua e diventar distratta, incoerente. E si alzò, traendo un gran respirone, come se le fosse venuta meno l'aria.
Il romanzo ha pagine di impressionante lucidità analitica. La struttura e il dettato appaiono serrati. Manca però un’animazione poetica, tanto che l’opera quasi un referto clinico.
L’autoanalisi
L’analisi di un comportamento patologico è il filo conduttore del romanzo più riuscito di Capuana, Il marchese di Roccaverdina (1901)Si tratta, ancora una volta, di una vicenda che pare riecheggiare l’amore per la domestica Giuseppina. Il marchese, innamoratosi della contadina Agrippina Solmo, per scongiurare un eventuale scandalo e per non disonorare la famiglia, la dà in sposa al suo dipendente più fedele. Non riesce, però, a controllare la sua gelosia, tanto che finisce con l’ucciderlo. Tormentato dal rimorso dell’omicidio e dal senso di colpa per aver accusato del delitto un uomo innocente, il marchese entra in un folle delirio: gli occhi del crocifisso lo inseguono, così come la visione del cadavere:
- Il marchese, fissatala con quegli sguardi smarriti dove la pupilla sembrava già coperta da un leggero strato di polvere, era stato zitto alcuni istanti, concentrato, quasi frugasse in fondo alla memoria per trovarvi un lontano ricordo; poi, indifferente, aveva ripreso il triste ritmo dei suoi gridi: "Ah! Ah! Oh! Oh!", agitando la testa, lasciando colare dagli angoli della bocca la bava che Agrippina Solmo, pallida come una morta, coi neri capelli in disordine, buttata per terra la mantellina, si era messa ad asciugargli, senza una parola, senza una lagrima, con un pietoso stupore negli occhi che non si staccavano dal viso sfigurato del suo benefattore; non lo chiamava altrimenti.
La follia si impossessa di lui come la siccità invade la Sicilia: è un maleficio che Capuana può osservare con distacco: da narratore consapevole trasferisce su personaggi fittizi un dramma interiore. Come un medico che osserva sugli altri i sintomi della propria malattia, così lo scrittore siciliano conduce, attraverso i suoi romanzi, una spietata autoanalisi.
Forte è, come di consueto, l’insistenza analitica di tipo naturalistico, su minuziosi particolari della psicologia del protagonista. Potenti alcune pagine che descrivono lo scabro paesaggio siciliano e l’intreccio della vicenda. Sicuramente la creatura più compiutamente poetica è Agrippina, l’amante schiava che accompagna il marchese fino alla morte.
Page last modified on Monday 26 of July, 2010 16:13:29 CEST
Sidebar
Categories
Sidebar
Login
Search box
Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
