Lo specchio di Narciso
1. Infanzia e giovinezza
Vittorio Amedeo Alfieri nasce ad Asti il 16 gennaio 1749 da Antonio e da Monica Maillard di Tournon. L’origine agiata sarà sempre considerata dall’autore come necessaria per la verità di una scrittura e di una esistenza libere. Il padre muore quando lo scrittore non ha ancora compiuto il primo anno di vita, e la madre passa presto a nuove nozze. Di umor malinconico, anche per la fragile salute, il giovane Alfieri rivela un’indole appassionata, tutta giocata sulla tensione emotiva e sulla esibizione plateale dei sentimenti. Sin dall’infanzia manifesta un’insofferenza radicale per ogni forma di costrizione e un’attrazione morbosa per la morte, come bene si ricava dall’episodio, dai toni fascinosi della fabulazione romanzesca, del goffo tentativo di suicidio.Per volontà dello zio tutore, Alfieri entra nella Reale Accademia di Torino. Il giovane, senza troppo entusiasmo, ma ottemperando a un mero obbligo sociale, frequenta i corsi di grammatica, retorica, umanistica, filosofia. Sempre lamenterà, nella Vita, la sterilità di questi studi oziosissimi. Confusamente percepisce un’intima disposizione alla stesura di opere in versi, ma la «pappagallesca dottrina» di cui è imbevuto costituisce un limite evidente alla creazione artistica. A soli quattordici anni, per la morte dello zio, si trova padrone dei suoi averi.
La giovinezza, bollente e inerte, conosce anche la rivelazione dell’amore, ma soprattutto un tratto specifico della personalità di Alfieri: la ricerca perennemente insoddisfatta dell’oggetto amoroso, e la percezione del disincanto. Ottenuto il grado di luogotenente, Alfieri abbandona, tuttavia, l’esercito, mostrando insofferenza radicale verso ogni forma di rigida disciplina.
2. I viaggi
Nel ’70 compie i primi viaggi a Roma, Napoli, Venezia, Bologna e Genova, ma anche in Francia, Inghilterra, Olanda, Svizzera, Danimarca, Svezia e Russia. Lo slancio ribellistico dell’autore bene si evince dall’insubordinazione nei confronti di una cultura costrittiva e dalla passione per il viaggio. Questo si configura, nell’immaginario alfieriano, come autentica ricerca, non come stereotipato cliché alla moda. L’inquietudine errabonda non conosce soste, ed è tutta giocata sotto l’egida dell’azzardo e della passione estrema.A Firenze visita Santa Croce
Terminato il viaggio in Italia, l’autore desidera visitare Parigi, attratto in particolare dal teatro, specie dalle commedie, ma il soggiorno parigino si rivelerà presto una delusione. La capitale, con i suoi meschini divertimenti, rivela il vero volto del tedio. Al contrario, l’Inghilterra gli pare un paese libero e fortunato, e il cui buon governo si manifesta nella pubblica felicità.
A riprova della statura eminentemente europea dell’astigiano, si consideri l’entità dei viaggi intrapresi in Germania e Danimarca. A Schoenbrunn, Alfieri vede Metastasio
3. La formazione letteraria
I viaggi gli consentono, inoltre, di acquisire molti libri che contribuiscono a svecchiare le sue letture, che saranno sempre più pervase dalle suggestioni della cultura d’Oltralpe. Così, in una sintesi non sempre compiuta, Alfieri conosce la lucidità corrosiva dello stile di matrice illuministaL’astigiano coniuga alla radicale novità della cultura settecentesca più innovativa un patrimonio classico, si badi bene, non limitato solo alla letteratura tragica – poniamo – di Seneca
4. Le opere
La Cleopatra, «la maledetta tragedia», come Alfieri la definisce nella Vita, nasce, davvero sorprendentemente, da un periodo di inattività: costretto a vegliare la sua donna convalescente, il poeta si mette a schiccherare versi, per ingannare il tempo, e recuperarlo, sottraendolo all’ozio. L’idea del soggetto nasce da un’occasione visiva, tanto estemporanea da apparire rabdomantica: osservando un arazzo che riproduce i principali episodi della tragedia.La «Cleopatraccia» (sono sempre parole dell'autore, nella Vita) segna l’avvio della sua attività di tragediografo e la conversione letteraria. Poco importa che l’opera sia stata in seguito rinnegata dall’autore; conviene invece osservare la centralità assunta dall’amore, fin da questa tragedia, nella sua scrittura. La soddisfazione amorosa, specie per una donna di ingegno, si rivela per Alfieri necessario preludio alla creazione artistica.
Negli anni ’75-’76 prosegue la sua attività di scrittore tragico lavorando al Filippo, al Polinice; e, dopo il soggiorno pisano, all’Antigone, all’Agamennone, all’Oreste, al Don Garzia. Negli anni ’76-’77 scrive i trattati politici Della tirannide e Del principe e delle lettere.
Intrattiene, dopo una serie di amori rocamboleschi e tormentati (tra cui vale la pena di ricordare almeno la passione per Penelope Pitt) una relazione duratura con la contessa d’Albany, infelicemente sposata al pretendente al trono d’Inghilterra Carlo Edoardo Stuart. Convinto che si possano scrivere tragedie migliori nella stalla che in corte, in questi anni Alfieri rinuncia alle proprietà e ai beni feudali a favore dell’amata sorella Giulia, tenendo per sé solo una pensione.
Gli anni ’78-’80 vedono la genesi e stesura dell’Etruria vendicata, della Maria Stuarda, della Rosmunda, dell’Ottavia, e del Timoleone. A Roma, dove il poeta si trasferisce per seguire l’amata, compone il Saul e la Merope e, sempre a Roma, fa rappresentare l’Antigone, interpretando il ruolo di Creonte. Pare che la sua recitazione abbia convinto gli spettatori, anche quelli più raffinati ed esigenti, come Vincenzo Monti
Alfieri manifesta, in principio, entusiastica adesione agli ideali rivoluzionari, come dimostra la stesura del Bruto primo e del Bruto secondo e l’ode Parigi sbastigliato. Nel 1790 inizia a scrivere la Vita, che riprenderà in seguito, nel 1798, rivedendola a fondo dal punto di vista stilistico e alla quale attenderà fino al 1803. Inviso ai rivoluzionari e non riuscendo a riavere gli amati libri sequestrati, rientra in Firenze, ove si stabilisce insieme alla contessa d’Albany. Dalla cocente disillusione degli ideali rivoluzionari nasce la prosa arrovellata del Misogallo, indignata requisitoria contro la Francia, e il corpus delle Satire. Poco prima della morte, avvenuta l’8 ottobre del 1803, scrive le sei Commedie e l’Alceste seconda.
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Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
