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L'età della luce



1-L'età della luce

L’età dei lumi è tempo di passaggi e di mediazioni, un’epoca di graduali scoperte e acquisizioni etiche e scientifiche. Difficile fissarne l’inizio; senza dubbio le ricerche e le pubblicazioni di Isaac Newton(external link) sulla natura della luce diedero un contributo fondamentale, reale e metaforico. La sua Ottica (1704) si situa in modo emblematico ad apertura di secolo e verrà ripresa sul piano divulgativo da due protagonisti (di diversa importanza) della cultura europea ed illuministica, Voltaire(external link) e Francesco Algarotti(external link).
Voltaire(external link) è uno degli intellettuali più noti al mondo, il suo nome coincide con la nozione stessa di illuminismo e di lotta per il progresso e per la libertà. Francesco Algarotti(external link) oggi è un nome noto solo agli addetti ai lavori, un cosiddetto “minore” della letteratura italiana. Su questa collocazione incidono vari fattori, al di là dell’oggettiva differenza di valore dei due autori (il primo un gigante del pensiero, il secondo un buon scrittore): il peso minore dell’intera letteratura italiana in ambito europeo dal Settecento in poi; la svalutazione operata dal Romanticismo; un tipo di letteratura estranea alla dimensione interiore. Eppure egli fu nel proprio tempo un personaggio di discreto rilievo, in rapporto con i maggiori intellettuali europei (a cominciare appunto da Voltaire(external link)), apprezzato da artisti, scienziati e sovrani (soprattutto da Federico II di Prussia(external link), il «legislatore amico de’ suoi sudditi» come lo definì Cesare Beccaria(external link) in Dei delitti e delle pene, presso la cui corte Algarotti(external link) visse alcuni anni). All’ottica di Newton(external link) Voltaire(external link) dedicò gli Elementi della filosofia di Newton (1738); il più giovane Algarotti(external link), nato a Venezia nel 1712, lo anticipò di un anno con Il newtonianismo per le dame (1737, sottotitolo Dialoghi sopra la luce e i colori), che dal 1752 assunse il più serioso titolo di Dialoghi sopra l’ottica neutoniana.

2-Aprirsi al mondo

La letteratura saggistica del Settecento, che solo in parte si identifica con l’illuminismo, è composta di testi eruditi, eredità dei secoli scorsi, e di testi di divulgazione, che costituiscono una delle novità più significative. Il cambiamento determinante rispetto alla cultura e alla letteratura precedente è infatti quello del pubblico. Sempre più si scrive non solo per i colleghi ma anche per un pubblico colto che può appartenere ad ambiti culturali diversi. Divulgare quindi non è soltanto semplificare (anche se questo fu un obiettivo primario) ma soprattutto far conoscere, rendere noti il più possibile i frutti del proprio lavoro, uscire dalla cerchia ristretta degli specialisti per allargarsi al mondo, mettendone in luce i molteplici aspetti. Conoscere e far conoscere, discutere e condividere ricerche e conquiste, confrontarsi e discutere apertamente problemi finora confinati ad ambienti e gruppi ristretti.
Questa concezione della cultura ha due sedi esemplari, Parigi e Londra (in ordine cronologico sarebbe forse meglio dire Londra e Parigi). Di fatto la rivoluzione francese, che sigla l’età dell’illuminismo, ha dato a Parigi un rilievo politico universale tale da superare Londra, che fu invece il luogo principale dei fermenti illuministici.

3-Voltaire

Voltaire(external link) dichiarava di volere diventare inglese, entusiasta di questa «nation de philosophes» in cui, per problemi con la giustizia francese, fu costretto a riparare dal 1726 al 1729. Tra le opere fondamentali dell’illuminismo europeo svettano le sue Lettres philosophiques (Lettere filosofiche), pubblicate per la prima volta a Londra in inglese nel 1733, con il titolo Letters concerning the English nation (“Lettere sulla nazione inglese”), e l’anno seguente in francese (Lettres écrites de Londres sur les Anglais et autres sujets; “Lettere da Londra sugli inglesi e altri soggetti”). L’opera fece scandalo in Francia e fu condannata dal parlamento con l’accusa di «ispirare il libertinaggio più pericoloso per la religione e per l’ordine della società civile». Voltaire(external link) denuncia il fanatismo e l’intolleranza religiosa, i privilegi e i soprusi della nobiltà, i pregiudizi filosofici e letterari della società francese; esalta l’intraprendenza inglese, lo spirito del commercio («Il commercio, che ha arricchito i cittadini inglesi, ha contribuito a renderli liberi, e questa libertà ha a sua volta sviluppato il commercio: di qui è nata la grandezza dello Stato», X lettera). Egli dedica ampia e partecipe attenzione ai progressi delle scienze, incarnati soprattutto da Newton, modello del «grande uomo», «quale se ne trova appena uno in dieci secoli» (XII lettera): «Il nostro rispetto», egli scrive, «deve andare a chi domina sulle menti con la forza della verità, non a coloro che rendono schiavi gli uomini con la violenza: ossia a colui che conosce l’universo, non già a coloro che lo deformano». Voltaire indica nell’Inghilterra un modello di libertà politica, civile, culturale; una società agile e mobile, libera dai vincoli e dai preconcetti che frenano il resto dell’Europa.

4-Il primato di Londra

Il giudizio di Voltaire(external link) sarà condiviso nel corso del secolo da quasi tutti i viaggiatori e gli intellettuali che elessero Londra meta privilegiata del proprio percorso di formazione e aggiornamento culturale. Ancora nella seconda metà del secolo, quando a Parigi brillavano gli enciclopedisti, è pur sempre Londra la capitale della libertà e di uno stile di vita sobrio e operoso. È così per Alessandro Verri(external link), che giunge a Londra nel 1766 dopo il deludente viaggio a Parigi in compagnia di Cesare Beccaria(external link) (deludente non tanto per l’incontro comunque stimolante con gli enciclopedisti quanto per l’atteggiamento scontroso di Beccaria(external link); è così per il gesuita Saverio Bettinelli(external link) (Mantova 1718-1808) che nella prima delle Lettere inglesi (1766) afferma che la capitale inglese è «l’emporio del pensar libero e contiene un milione di cervelli indipendenti e sovrani ciascun nel distretto del suo cranio», è il «regno della libertà e della filosofia». Londra è la patria del libero pensiero, della ricerca scientifica, della tolleranza; nello stesso tempo Londra è il modello del commercio, dei viaggi e delle conquiste extraeuropee, della sobrietà civile e politica. Questi caratteri sociali hanno corrispondenti letterari nella fioritura delle riviste, di cui lo «Spectator» di Joseph Addison(external link) (1711-1712) fu l’esempio migliore. Da notare che se l’Italia in questo periodo non è attraente sul piano politico e sociale lo è però sul versante dell’arte e della curiosità antropologica; lo stesso Addison(external link), che fu diplomatico e appassionato viaggiatore, dedicò due libri al proprio viaggio in Italia: Letters from Italy to the Right Hon. Charles Lord Halifaz (1701, “Lettere dall’Italia a Lord Halifaz”) e Remarks on Several Parts of Italy (1705; “Note su varie parti dell’Italia”).


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