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L'editoria



10-L’editoria

Anche il sistema editoriale è in movimento. La nascita di riviste quali lo «Spectator» di Joseph Addison(external link) e Richard Steele(external link) (1711-1712) favorì in tutta Europa lo sviluppo della stampa periodica, che fu strumento decisivo per la crescita e l’affermazione delle idee illuministiche. In Italia alla «Gazzetta di Mantova» fondata nel 1664 si affiancò nel 1735 la «Gazzetta di Parma», in anni assai floridi per lo sviluppo sociale e culturale del Ducato di Parma, grazie soprattutto alla politica di riforme promossa dal primo ministro Guillaume du Tillot(external link) (che attirò a Parma molti artisti e intellettuali, tra cui Condillac(external link)). Nel 1764-1766 uscì il più celebre periodico dell’illuminismo italiano, «Il Caffè», che si prefiggeva “cose e non parole”; negli stessi anni nacquero a Venezia il «Giornale d’Italia» e il «Corrier letterario» fondati da Francesco Griselini(external link) (Venezia 1717 – 1787), autore anche di un divulgativo Dizionario delle arti e de’ mestieri in diciotto volumi (1768). Venezia aveva dato molto al giornalismo settecentesco, in particolare con Gasparo Gozzi(external link), fondatore de «La Gazzetta veneta» (1760), de «Il mondo morale» (1760), de «L’Osservatore Veneto» (1761-1762; titolo chiaramente ricalcato sullo «Spectator» di Addison(external link)). Nel giornalismo veneziano (Venezia è la capitale dell’editoria italiana) spicca la figura di Elisabetta Caminer(external link) (1751-1796), prima collaboratrice del padre Domenico a «L’Europa letteraria» poi fondatrice de «Il Giornale Enciclopedico» (1774-1789), che diffuse in Italia la conoscenza dei maggiori illuministi europei. Si aggiunga la pubblicazione degli «Atti» di numerose Accademie, alcuni dei quali tuttora in corso (gli «Atti della Accademia delle scienze di Bologna», fondati nel 1711; gli «Atti della Accademia Roveretana degli Agiati», nati nel 1750; gli «Atti della Accademia di scienze, lettere e arti di Palermo», inaugurati nel 1755), a prova della fecondità dell’istituzione “accademia”.

11-I periodici scientifici

Questi periodici scientifici e letterari avevano ancora una volta i più autorevoli modelli in Francia e in Inghilterra: nel «Journal des sçavans» (poi «Journal des savants»), il cui primo numero uscì il 5 gennaio 1665; e nelle «Philosophical Transactions» della Royal Academy di Londra, il cui primo numero uscì il 6 marzo 1665. L’obiettivo di questi periodici era comunicare e recensire nel più breve tempo possibile le maggiori scoperte scientifiche e le più interessanti novità librarie, favorendo e sveltendo le relazioni culturali tra gli intellettuali. Il primo in Italia a raccogliere gli esempi francesi e inglesi fu il romano «Il giornale de’ letterati» (1668-1683), seguito dal «Giornale veneto de’ letterati» (1670-1690); dal «Giornale de’ letterati d’Italia» (1710-1740); dalle «Novelle della repubblica delle lettere» (1729-1733); dalle «Novelle letterarie pubblicate in Firenze» (1740-1792). Tra le riviste individuali si distingue «La frusta letteraria» di Giuseppe Baretti(external link) (1763-1765), che anticipa di un anno l’uscita dei «fogli» del «Caffè». Gli anni Sessanta del Settecento furono quelli «in cui l’esperienza dei Lumi toccava in Italia il suo punto più alto sul piano editoriale (tra il 1763 ed il 1766 avevano visto la luce le Meditazioni sulla felicità di Pietro Verri, il Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria(external link), il “Caffè”, la “Frusta letteraria”, le prime due sezioni del Giorno del Parini(external link), le Lezioni di commercio di Antonio Genovesi(external link), l’edizione livornese delle opere di Francesco Algarotti(external link), vera sintesi della civiltà letteraria italiana di metà Settecento)» (W. Spaggiari).

12-Idee tascabili

L’editoria libraria conosce un notevole incremento, soprattutto, ancora una volta, in Inghilterra e in Francia. La forma dizionario, per esempio, ha notevole fortuna, perché permette di spaziare agevolmente in più settori culturali. Le radici affondano nel genere del saggio inaugurato nella seconda metà del Cinquecento da Montaigne(external link) e soprattutto da Bacone(external link): essais, essays, saggi, assaggi, scritti brevi, sintesi efficaci e problematiche, ipotesi e tesi sperimentali. Il Dictionnaire historique et critique di Pierre Bayle(external link) (1695-1697) e il Dictionnaire philosophique portatif di Voltaire(external link) (1764-1769) sono gli esempi più eloquenti, per non parlare naturalmente dell’Encyclopédie (1751-1772), l’opera che più di tutte riflette la ricchezza e il metodo della cultura illuministica. Nel 1763 così Voltaire(external link) giustificava la propria scelta stilistica: «Je crois qu’il faudra désormais tout mettre en dictionnaire. La vie est trop courte pour lire de suite tant gros livres; malheur aux longues dissertations» (« Io credo che bisognerebbe scrivere tutto sotto forma di dizionario. La vita è troppo corta per leggere di seguito tanti grossi libri; guai alle lunghe dissertazioni”). Il saggio si coniuga perfettamente con il libro e con il giornale, all’insegna di brevità e varietà, come dichiara la brillante introduzione del «Caffè»:

Cos'è questo Caffè? È un foglio di stampa che si pubblicherà ogni dieci giorni. Cosa conterrà questo foglio di stampa? Cose varie, cose disparatissime, cose inedite, cose fatte da diversi autori, cose tutte dirette alla pubblica utilità. Va bene: ma con quale stile saranno eglino scritti questi fogli? Con ogni stile che non annoi. E sin a quando fate voi conto di continuare quest'opera? Insin a tanto che avranno spaccio. Se il pubblico si determina a leggerli, noi continueremo per un anno e per più ancora, e in fine d'ogni anno dei trentasei fogli se ne farà un tomo di mole discreta; se poi il pubblico non li legge, la nostra fatica sarebbe inutile, perciò ci fermeremo anche al quarto, anche al terzo foglio di stampa. Qual fine vi ha fatto nascere un tal progetto? Il fine d'una aggradevole occupazione per noi, il fine di far quel bene che possiamo alla nostra patria, il fine di spargere delle utili cognizioni fra i nostri cittadini divertendoli, come già altrove fecero e Steele e Swift e Addisson e Pope ed altri.



13-Un sorso di Caffè

Comunicare con piacere e per piacere, come si parla e discute gradevolmente in compagnia in una «bottega di caffè», tra una tazza della gustosa bevanda d’Oriente e la lettura dei giornali, in una dimensione non più provinciale ma europea. È questa apertura culturale e geografica che contraddistingue l’illuminismo, in modo reale e metaforico. La «bottega del caffè» (che è pure il titolo di una celebre commedia di Carlo Goldoni(external link)) è dunque il luogo vero e immaginario in cui nasce Il Caffè degli illuministi lombardi:

In essa bottega primieramente si beve un caffè che merita il nome veramente di caffè; caffè vero verissimo di Levante e profumato col legno d'aloe, che chiunque lo prova, quand'anche fosse l'uomo il più grave, l'uomo il più plombeo della terra, bisogna che per necessità si risvegli e almeno per una mezz'ora diventi uomo ragionevole. In essa bottega vi sono comodi sedili, vi si respira un'aria sempre tepida e profumata che consola; la notte è illuminata, cosicché brilla in ogni parte l'iride negli specchi e ne' cristalli sospesi intorno le pareti e in mezzo alla bottega; in essa bottega chi vuol leggere trova sempre i fogli di novelle politiche, e quei di Colonia e quei di Sciaffusa e quei di Lugano e vari altri; in essa bottega chi vuol leggere trova per suo uso e il Giornale enciclopedico e l'Estratto della letteratura europea e simili buone raccolte di novelle interessanti, le quali fanno che gli uomini che in prima erano Romani, Fiorentini, Genovesi o Lombardi, ora sieno tutti presso a poco Europei; in essa bottega v'è di più un buon atlante, che decide le questioni che nascono nelle nuove politiche; in essa bottega per fine si radunano alcuni uomini, altri ragionevoli, altri irragionevoli, si discorre, si parla, si scherza, si sta sul serio; ed io, che per naturale inclinazione parlo poco, mi son compiaciuto di registrare tutte le scene interessanti che vi vedo accadere e tutt'i discorsi che vi ascolto degni da registrarsi; e siccome mi trovo d'averne già messi in ordine vari, così li do alle stampe col titolo Il Caffè, poiché appunto son nati in una bottega di caffè.


14-La forma “saggio”

L’istruzione si sposa con il piacere, l’utile con il dilettevole («Va per negletta via / Ognor l'util cercando / La calda fantasìa, / Che sol felice è quando / L'utile unir può al vanto / Di lusinghevol canto» scriveva Giuseppe Parini(external link) nell’ode La salubrità dell’aria, 1759). Gli intellettuali del «Caffè» desiderano promuovere una libera circolazione delle idee e al commercio delle merci affiancare quello dei pensieri, in un felice connubio di beni materiali e spirituali. Il genere del saggio (e, in prospettiva più polemica, del pamphlet) è lo strumento migliore per dare più veloce diffusione alle opinioni. Maestro del saggio settecentesco è il già citato scrittore veneziano Francesco Algarotti(external link), che ne scrisse molti su materie assai diverse, tra cui il Saggio sopra la lingua francese (1750), il Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua (1750), il Saggio sopra l’Imperio degl’Incas (1753), il Saggio sopra quella questione perché i grandi ingegni a certi tempi sorgano tutti ad un tratto e fioriscano insieme (1754), il Saggio sopra l’opera in musica (1755), il Saggio sopra l’architettura (1756), il Saggio sopra la pittura (1756), il Saggio sopra il commercio (1763). E tipici saggi sono i «discorsi» del «Caffè»: Sui venti (di Giuseppe Visconti); Osservazioni su i fedecommessi (di Alessandro Longo); Tentativo analitico su i contrabbandi (di Cesare Beccaria(external link)); Degl’influssi lunari (di Paolo Frisi(external link)); Dissertazione sugli orologi (di Alessandro Longo); Ragionamento sulle leggi civili (di Alessandro Verri(external link)). Alcuni recano l’indicazione di genere in modo esplicito nel titolo: il Saggio di legislazione sul pedantesimo (di Alessandro Verri(external link)), il Saggio d’aritmetica politica (di Pietro Verri(external link)); il Saggio su Galileo (di Paolo Frisi(external link)).
Ad apertura del secondo anno della rivista nel saggio intitolato De’ fogli periodici Cesare Beccaria(external link) afferma che

un foglio periodico, che ti si presenta come un amico che vuol quasi dirti una sola parola all'orecchio, e che or l'una or l'altra delle utili verità ti suggerisce non in massa ma in dettaglio, e che or l'uno or l'altro errore della mente ti toglie quasi senza che te ne avveda, è per lo più il più ben accetto, il più ascoltato. La distanza che passa tra l'autore di un libro e chi lo legge mortifica per lo più il nostro amor proprio, poiché il maggior numero non si crede capace di fare un libro; ma per un foglio periodico ognuno si crede abilità sufficiente, essendo poi sempre la mole e il numero i principali motori della stima volgare. Aggiungasi la facilità dell'acquisto, il comodo trasporto, la brevità del tempo che si consuma nella lettura di esso e vedrassi quanto maggiori vantaggi abbia con sé questo metodo d'instruire gli uomini e per conseguenza con quanta attenzione e sollecitudine debba essere adoperato da' veri filosofi e quanto meriti di essere incoraggiato e promosso da chi brama il miglioramento della sua specie.



15-Il pubblico delle lettrici

Il periodico è quindi strumento intrinseco della cultura illuministica, veicolo di comunicazione e istruzione sollecita e amichevole; esso favorisce per natura il genere del saggio e delle scritture brevi e si rivolge a un pubblico più ampio di quello dei libri. Di questo pubblico una parte nuova e importantissima è costituita dalle donne, alle quali sempre più gli scrittori e le scrittrici (si ricordi l’apporto fondamentale del romanzo La Princesse de Clèves di Madame de Lafayette(external link), 1678) indirizzano i propri testi; esse, scrive ancora Beccaria(external link), «sono dispostissime a trarre profitto da’ fogli periodici». Così, sull’esempio degli Entretiens sur la pluralité des mondes di Fontenelle(external link) (“Conversazioni sulla pluralità dei mondi”, 1686) e del Newtonianismo per le dame di Algarotti(external link) (1737), le donne sono sinonimo di divulgazione, di una cultura che esce dagli spazi chiusi delle biblioteche per diffondersi nei salotti e nei giardini. La scrittura si unisce all’oralità, in una società che fa della conversazione e dell’opinione pubblica due cardini indispensabili. Lo storico della letteratura francese V.-L. Saulnier ha scritto che l’ampia diffusione delle idee più che ai libri e alle grandi opere è dovuta «ai libelli d’un Voltaire che circolano clandestinamente, alle polemiche sugli scandali finanziari, giudiziari e di costume, dal caso Law al caso Calas e a quello della collana della regina. Gli ambienti culturali sono i salotti, sempre più liberi, e poi i caffè e i circoli filosofici che portano in provincia il fermento del pensiero» (Storia della letteratura francese, Einaudi, Torino 1981, p. 363).

16-La fortuna del romanzo

Al rinnovato pubblico si indirizza il nascente genere del romanzo, che esplode nel Settecento. Esso riflette la voglia di raccontare ed esplorare propria del secolo, che si attua attraverso l’invenzione e lo sviluppo di questo nuovo strumento creativo. Non avendo regole e modelli codificati il romanzo si identifica con la libertà di immaginazione e arricchisce la gamma espressiva della cultura illuministica. Nel 1719 Daniel Defoe(external link) pubblica Robinson Crusoe; nel 1721 Jonathan Swift(external link) i Gulliver's Travels (“I viaggi di Gulliver”); nel 1740 Samuel Richardson(external link) Pamela: Or, Virtue Rewarded (“Pamela o la virtù premiata”), romanzo epistolare che ebbe uno straordinario successo; nel 1749 Henry Fielding(external link) dà alle stampe Tom Jones. L’affermazione del romanzo è segno del mutamento del pubblico e dei suoi gusti, della nascita di una letteratura borghese scritta in buona parte da borghesi per borghesi. L’esito è subito favorevole; il processo si avvia in questo periodo e sarà dirompente nell’evoluzione di tutta la letteratura successiva. Anche in Francia il romanzo consolida la propria popolarità, spaziando con agilità dall’avventura all’erotismo alla filosofia, da Gil Blas di Alain René Lesage(external link) (1715-1735) a Manon Lescaut dell’abate Prévost(external link) (1731) a La vie de Marianne di Marivaux(external link) (1731-1742), da Candide di Voltaire(external link) (1759) a Jacques le Fataliste di Diderot(external link) (1778); prorompente è l’esperienza narrativa delle Confessions di Rousseau(external link) (1782-1789), modello di tutta la scrittura autobiografica seguente e determinante passaggio dalla centralità dell’opera a quella dell’autore. Voltaire(external link), Diderot(external link), Rousseau(external link) e altri alternano la saggistica e il romanzo, il teatro e la poesia, prose serie e parodiche, lunghe e brevi, in una varietà di modi espressivi che rispecchia la volontà di sperimentazione ideale e formale dell’illuminismo.


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