Print Send a link

L'Italia delle capitali



5-L’Italia delle capitali

L’immaginario viaggiatore inglese delle Lettere inglesi di Bettinelli(external link) (il libro è costruito sul modello delle Lettres persanes di Montesquieu(external link), 1721, in cui ipotetici viaggiatori persiani descrivono i costumi francesi) si sofferma sull’Italia e ne dà un quadro emblematico. L’Italia è assai diversa dall’Inghilterra e dalla Francia perché non ha un centro politico e culturale: «in Italia ogni provincia ha un parnaso, uno stile, un gusto, e secondo il genio del clima un partito, una lega un giudizio separato dall’altre. Napoli, Roma, Firenze, Venezia, Torino e Genova, son tante capitali di tante letterature. Un autore approvato in una è biasimato nell’altra; e il più grand’uomo, l’oracolo, di questa provincia, appena si nomina in quella» (II lettera). Confrontare quindi Milano e Napoli con Londra e Parigi è improprio; si tratta di due centri relativi, non del centro dell’Italia.

6-A Napoli

Nel corso del Settecento la storia di Napoli è complessa: nei primi anni del secolo si chiuse il lungo periodo di Regno degli Asburgo(external link) di Spagna (1503-1707); in seguito alla guerra di successione spagnola essa passò agli Asburgo(external link) d’Austria (1707-1734); con la guerra di successione polacca ritornò Regno indipendente e Carlo III di Borbone(external link) divenne re di Napoli e di Sicilia (1734-1759), prima di essere chiamato al trono di Spagna e lasciare la corona al figlio Ferdinando IV; nel 1799 con l’arrivo delle truppe napoleoniche fu proclamata per pochi mesi la Repubblica napoletana (1799), presto abbattuta dalla reazione borbonica. In questa Napoli Giambattista Vico(external link) (Napoli 1668 – 1744) pubblicò i Principii di una scienza nuova d’intorno alla comune natura delle nazioni (in tre edizioni, 1725, 1730, 1744); Pietro Giannone(external link) (Ischitella, Foggia, 1676 – Torino 1748) l’Istoria civile del Regno di Napoli (1721-1723); Antonio Genovesi(external link) (Castiglione dei Genovesi, Salerno, 1713 – Napoli 1769) il Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze (1753) e le Lezioni di commercio o sia di economia civile (1765-1767); Ferdinando Galiani(external link) (Chieti 1728 – Napoli 1787) il trattato Della moneta (1751) e i Dialogues sur le commerce des bleds (“Dialoghi sul commercio dei grani”, 1770); Gaetano Filangieri(external link) (Napoli 1752 – Vico Equense, Napoli, 1788) la Scienza della legislazione (1782-1786). Sono questi i principali protagonisti e i principali testi dell’illuminismo napoletano e meridionale.

7-A Milano

Anche la storia di Milano riflette gli esiti delle guerre di successione dinastiche settecentesche. All’inizio del secolo termina la lunga dominazione spagnola e inizia quella austriaca (1706), che si protrae fino all’arrivo delle milizie francesi e alla fondazione della Repubblica Cisalpina(external link) (1797-1799). Il dominio austriaco coincide con un’ampia opera di riforme promossa dal governo dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria(external link) (1740-1780) e dell’imperatore Giuseppe II (1741-1790), decisi fautori del dispotismo illuminato. È in questo periodo che si sviluppa l’illuminismo lombardo e settentrionale, i cui maggiori esponenti furono i fratelli Pietro(external link) e Alessandro Verri(external link) e Cesare Beccaria(external link), che diedero vita alla rivista «Il Caffè» (1764-1766). Tra le opere di Pietro Verri(external link) (Milano 1728 – 1797) spiccano le Meditazioni sulla felicità (1763), le Meditazioni sull’economia politica (1771), il Discorso sull’indole del piacere e del dolore (1773). Cesare Beccaria(external link) (Milano 1738 – 1794) divenne celebre in tutta Europa grazie al trattato Dei delitti e delle pene (1764), l’opera di maggiore successo dell’illuminismo italiano. A essi, scrittori in prosa, va aggiunto il maggiore illuminista in versi, Giuseppe Parini(external link) (Bosisio, Como, 1729 – Milano 1799), autore del poemetto satirico Il Giorno e di numerose Odi civili.

8-Voglia di tolleranza

Le opere degli scrittori italiani si collocano in un contesto europeo in grande evoluzione. I primi fermenti illuministici si avvertono alla fine del Seicento, quasi in contemporanea alla scoperta fondamentale di Newton(external link), la legge della gravitazione universale (1682), enunciata nel 1687 nei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (“I principi matematici della filosofia naturale”). Il 1685 è un anno critico per la storia e i rapporti tra le religioni; con l’editto di Fontainbleau(external link) fu infatti revocato in Francia l’editto di Nantes (1598), che sanciva la libera espressione di fede religiosa; in seguito alla revoca decine di migliaia di protestanti (ugonotti) lasciarono il paese, provocando una profonda frattura civile e culturale. È il momento che lo storico e critico letterario francese Paul Hazard(external link) ha pregevolmente studiato e descritto nel libro La crise de la conscience européenne: 1680-1715 (“La crisi della coscienza europea”, 1935). Si diffonde l’esigenza di una maggiore libertà e tolleranza di pensiero. Ma passare dalla teoria alla pratica non è scontato né semplice, perché le relazioni tra le diverse religioni e tra i sovrani e i propri sudditi sono spesso all’insegna della violenza e del sopruso. Per alcuni pensatori ciò non è tuttavia l’unico modo di rapportarsi tra gli uomini. Si sviluppa un pensiero critico che sulla base dell’esperienza mette in discussione il principio di autorità e contesta molte norme religiose, politiche, culturali.

9- I dizionari delle nuove idee

Questo processo che durerà decenni. Esso affonda le radici nello sperimentalismo umanistico e rinascimentale, nella rivoluzione scientifica promossa da Galileo Galilei(external link), nel pensiero dei razionalisti e libertini del Seicento. Alla fine del secolo, grazie anche alle mutate condizioni politiche inglesi, questo movimento intellettuale trovò terreno fertile e maggiori possibilità di espressione. Alcuni titoli e autori siglarono in questa prospettiva il passaggio tra Sei e Settecento: gli Entretiens sur la pluralité des mondes dello scrittore francese Bernard Le Bovier de Fontenelle(external link) (“Dialoghi sulla pluralità dei mondi”, 1686), che divulgarono le teorie astronomiche di Copernico(external link) e promossero estesamente il concetto di “pluralità” delle idee; l’Essay Concerning Human Understanding (“Saggio sull’intelletto umano”) del filosofo inglese John Locke(external link) (1690), manifesto dell’empirismo critico, in cui si afferma che l’esperienza è la fonte della conoscenza; il Dictionnaire historique et critique (Dizionario storico e critico) del filosofo francese ugonotto Pierre Bayle(external link) (1695-1697), che fa della curiosità e del dubbio il proprio metodo di ricerca e usa in modo moderno la forma del dizionario, che avrà primaria importanza nella letteratura illuministica (si pensi al Dictionnaire philosophique portatif (“Dizionario filosofico portatile”) di Voltaire(external link), 1764; e naturalmente alla Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers (“Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri”) diretta da Diderot(external link) e d’Alembert(external link), l’opera per eccellenza dell’illuminismo (1751-1772). Altra voce fondamentale del passaggio tra i due secoli fu quella del filosofo e scienziato tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz(external link) (1646 – 1716), che contese a Newton(external link) la scoperta del calcolo infinitesimale; in opere quali Système nouveau de la nature et de la communication des substances (“Nuovo sistema della natura e della comunicazione delle sostanze”, 1695) e Essais de théodicée sur la bonté de Dieu, la liberté de l’homme et l’origine du mal (“Saggi di teodicea sulla bontà di Dio, la libertà dell’uomo e l’origine del male”, 1710) Leibniz(external link) elaborò una teoria positiva del mondo secondo la quale nulla accade senza ragione e pertanto il mondo nel quale viviamo è il migliore dei mondi possibili (idea che sarà ironicamente presa di mira da Voltaire(external link) nel romanzo filosofico Candide ou l’optimisme, “Candido o l’ottimismo”, 1759).


Page last modified on Saturday 20 of February, 2010 14:58:48 CET

Contents
[toggle]