Italia maestra di stile di vita, tra verità delle fabulae e verità della scienza
2.1 La potenza regolata dell’amore
Prima che si diffondesse lo stereotipo deteriore dell’Italia bella ma corrotta, la Germania cercava negli autori italiani dei maestri di stile e di etica. In figure ideali come Francesco Petrarca, Cola di Rienzo, Enea Silvio Piccolomini, i protoumansiti tedeschi del XV secolo vedevano il paradigma del perfetto uomo nuovo italiano. Enea Silvio Piccolomini, prima di diventare papa col nome di Pio II (1458-1464), in onore dell’eroe virgiliano suo omonimo, ‘pio’ per antonomasia, visse circa dieci anni a Vienna. Qui per la prima volta un poeta italiano, un secolo dopo l’incoronazione capitolina di Petrarca, avvenuta a Roma nel 1341, fu insignito della corona d’alloro da un imperatore, Federico III. Fu un vero e proprio trionfo. Un evento, certo, di grande rilevanza.
E fu probabilmente anche grazie a questo avvenimento che due operette del Piccolomini scritte di lì a pochi anni di distanza ebbero una diffusione enorme, contribuendo moltissimo, assieme alle opere di Petrarca e Boccaccio, a foggiare il moderno ideale letterario della passione amorosa: la sua commedia latina Chrysis – composta a Norimberga nel 1444 - e l’historia de duobus amantibus, una sorta di breve romanzo epistolare (8) ante litteram. La Chrysis prende spunto da una vera storia d’amore “internazionale”, che riguardò un amico del Piccolomini, il cancelliere imperiale Kaspar Schlick, invaghitosi perdutamente di una tanto bella quanto irraggiungibile donna senese. Le donne, come è noto, possono indurre a compiere degli spropositi. Il ventenne conte Giovanni Pico della Mirandola, ad esempio, sempre perso tra profonde riflessioni teologiche, fece scandalo quando, nel 1486, rapì ad Arezzo l’affascinante Margherita, moglie di Giuliano de’ Medici.
Nella Chrysis del Piccolomini, invece, la rinuncia dell’amante infelice ad appagare il suo smodato desiderio sancisce il trionfo di un ideale di misura ed equilibrio che sempre dovrebbe prevalere – ecco la lezione - nell’essere umano. La ‘storia dei due amanti’, Eurialo e Lucrezia, tradotta in tedesco nel 1468 da Niklas von Wyle (1410-1478), contribuì anch’essa notevolmente a far entrare nella letteratura tedesca un moderno paradigma erotico.
2.2 Favole plurilingue piene di saggezza
Assieme alle opere del Piccolomini, nelle celebri Translatzen (1478) del Wyle, compaiono scritti di Poggio Bracciolini e l’Asino d’oro di Apuleio, che sarà oggetto di grande attenzione a Bologna da parte di Filippo Beroaldo, suo primo e più celebre commentatore (1500); ma compaiono anche alcune novelle boccacciane, come quella di Guiscardo e Ghismonda, tradotta in tedesco dalla versione latina di Leonardo Bruni. La novella di Griselda, che chiude il Decameron, riscritta in latino da Francesco Petrarca, era invece già stata tradotta in tedesco nel 1432 da Erhart Gross, col titolo di Grisardis, poi dal Wyle e infine da Heinrich Stainhöwel, che tradusse pure, sempre del Boccaccio, il De claris mulieribus (Von den synnrichen erluchten Wyben). Dal 1476 al 1480 si susseguono varie edizioni del suo Äsop, di cui proprio Lorenzo Valla una ventina di anni prima, a Roma, aveva eseguito una traduzione latina dall’originale greco. Sono solo alcuni esempi che mostrano quanto abbia ragione Umberto Eco a dire che la traduzione è la vera lingua dell’Europa.
Il genere favolistico ha d’altronde goduto di ininterrotta fortuna nella storia della letteratura. Esso era stato riportato in luce, in età umanistica, da Leon Battista Alberti, nel 1437 a Bologna, dove il geniale umanista compose cento apologhi in soli dodici giorni. Questa forma breve di narrazione, pur appartenendo a pieno diritto alla letteratura alta, attinge spesso la sua linfa dalla cultura popolare, verso cui alcuni umanisti nutrivano il massimo rispetto.
Da qui alle migliaia di proverbi collezionati da Erasmo non c’è che qualche anno. Nel 1506, all’inizio del suo tour italiano, l’umanista olandese è nella casa-tipografia veneziana di Aldo Manuzio, presso Rialto, e bisogna immaginarselo gomito a gomito a lavor con lui per far finalmente uscire quello che diventerà uno dei capolavori assoluti dell’umanesimo europeo, gli Adagia (proverbi, appunto), sintesi di filologia, prisca sapientia, paremiografia e annotazioni filologiche, con un occhio, e forse anche l’altro, rivolto ai grandi maestri italiani, Valla, Poliziano (9), Beroaldo.
2.3 Bologna, la dotta che mescola i saperi
All’ombra delle due Torri, da sempre i professori di retorica (oggi si dice ‘letteratura’), da Giovanni del Virgilio, coetaneo di Dante, ad Ezio Raimondi, ultimo maestro del secondo millennio, esercitano le loro malìe sugli studenti che non si occuperanno mai in vita loro di Omero, Virgilio e Dante, o che invece se ne occuperanno decidendo di cambiare la rotta professionale stabilita per loro dai genitori. Se oggi c’è uno studente di ingegneria, appollaiato là in alto, nell’ultimo dei banchi, lontano da sguardi indiscreti, ieri, fra gli infiltrati nelle aule dove si commentavano gli antichi poeti dobbiamo immaginarci Francesco Petrarca, Leon Battista Alberti, Albreht con Eyb, a perder tempo ascoltando le ciancie letterarie mentre i genitori, lontani, pagavano vitto e alloggio perché si laureassero in fretta in giurisprudenza.
L’Alberti, mentre a Bologna studiava per una laurea in utroque iure, negli anni venti, e i perfidi parenti lo escludevano dai benefici del patrimonio familiare, si prendeva beffa dell’infida sorte componendo una commedia latina sul modello di quelle antiche di Plauto e Terenzio, la Philodoxeos fabula (commedia di Filodosso, colui cha ambisce alla gloria), licenziandola con lo pseudonimo di Lepidus. Benché «disadorna ed oscena», come dice l’Alberti stesso, molti la ricopiarono nei loro zibaldoni letterari credendola opera di uno sconosciuto autore antico. Quasi una trentina di anni più tardi, tornava in Italia per continuare, questa volta a sue spese, gli studi di diritto intrapresi anni prima, Albrecht von Eyb, uno dei futuri principali esponenti del primo Umanesimo tedesco. Dopo aver studiato a Pavia, scelse Bologna per completare il suo cursus di studente fuoricorso. La Philodoxeos fabula, che il von Eyb ricopierà, annoterà e da cui attingerà a piene mani per diverse sue opere latine, compare, assieme a molti altri modelli antichi e moderni di “ars dicendi”, nella sua celebre Margarita poetica, un manuale di retorica composto a Pavia nel 1459 e destinato a grande fortuna continentale.
2.4 Due forze contrastanti? Ragioni della letteratura, ragioni della scienza
«La forza di una cultura – ha detto Eugenio Garin a proposito dell’Umanesimo – sta proprio nella forza delle sue contraddizioni non pacificate». Chissà se tra le contraddizioni si può includere anche questa: da un lato il fascino delle fabule poetiche, dei miti e della sapienza che esse tramandano con il loro potere polisemico e metamorfico (10) (una forza centrifuga, che scompagina); dall’altro il potere analitico di una ratio con le sue pretese logiche, che vuole stabilire relazioni biunivoche tra le cose e i loro nomi, e trovare precise relazioni di causa-effetto (una forza centripeta, che mette ordine). Meriterebbe davvero un bel premio chi scoprisse la relazione (se relazione c’è) tra, per esempio, la formazione umanistica italiana di Copernico e la sua rivoluzionaria visione del cosmo.
A fine secolo, a Bologna alle prese col diritto, il futuro genio dell’astronomia seguiva le lezioni del bizzarro grecista Antonio Urceo Codro. Questi insegnava che tutto aveva avuto origine da Omero (11), che egli tutto aveva insegnato dipingendo un antico affresco primigenio. In fondo anche quello di Copernico non fu un guardare nuovo al cielo che era un guardare antico, pre-tolemaico, alle concezioni eliocentriche di un Aristarco di Samo? una rivoluzione in senso letterale, tanto della terra intorno al sole, quanto del genere umano intorno alle sue origini? Che poi si sa che alle origini non si torna mai, che nella ‘rivoluzione’ si trova sempre un ostacolo che la rende incompleta: l’America di Colombo. E allora comincia, ma su diversa orbita, un nuovo giro dell’umanità.
Il “nonno spirituale” di Copernico (in quanto maestro del suo maestro) era anch’egli affascinato da ciò che accadeva sopra la sua testa. Johannes Müller da Königsberg (1436-1474), detto il Regiomontano, poco prima della precoce morte, dedicava al re ungherese Mattia Corvino, gran mecenate di cultura, le sue Tabulae Primi Mobilis, una ricerca empirica sull’universo, che doveva accostarsi a quelle degli autori antichi per giungere alla verità (il “nocciolo”) da cui sarebbe scaturita una visione unitaria dell’intero universo. Questa ansia di verità somiglia molto a quella che promana da molte pagine del Poliziano filologo, tanto che molte volte ci si domanda se ci si trovi davanti ad un letterato o ad uno scienziato (12).
Page last modified on Monday 12 of January, 2009 08:07:09 CET
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Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
