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Imparare dalla storia: i «Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio»

L’idea che l’uomo, nei suoi comportamenti essenziali, sia immutabile, torna anche nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, pensati come un commento ai primi dieci libri delle Storie liviane. Tale concetto, anzi, è espresso con ancor maggiore convinzione rispetto al Principe, poiché Machiavelli ritiene che i Romani, nella loro storia, abbiano espresso le migliori strutture repubblicane. Quindi esse vanno studiate non per generico amore del passato, ma per assumerne gli insegnamenti e gli esempi.
Nel Proemio, Machiavelli parte dalla constatazione che i contemporanei faticano, nell’ambito della politica, a rifarsi agli esempi degli antichi, mentre in altri campi tale resistenza è del tutto assente (egli pensa soprattutto all’antiquaria): «Nondimanco, nello ordinare le repubbliche, nel mantenere li stati, nel governare e’ regni, nello ordinare la milizia, ed amministrare la guerra, nel iudicare e’ sudditi, nello accrescere l’imperio, non si trova principe né repubblica che agli esempli antiqui ricorra».
È dunque per mostrare la bontà di tali esempi che Machiavelli si è accinto all’opera.

I Discorsi vennero composti con tutta probabilità tra il 1515 e il 1517, nel periodo dell’esilio volontario a San Casciano, e furono influenzati dagli incontri e dalle discussioni degli Orti Oricellari. Non a caso tra i dedicatari figura Cosimo Rucellai, il principale animatore del circolo. La materia è suddivisa in 142 brevi capitoli, a loro volta raccolti in 3 libri.
Rispetto al Principe, i Discorsi hanno una struttura più frammentaria e rapsodica. Non si tratta di un commento organico al testo di Livio, bensì di una riflessione autonoma sulle forme dello stato a partire dalle suggestioni fornite dall’originale latino. Al solito ciò che più interessa Machiavelli sono i pericoli cui lo stato repubblicano è esposto e i modi in cui esso può mantenersi, non senza un’acuta indagine sulle forme della convivenza civile, che arriva a scandagliare il ruolo della religione, dei rapporti tra i diversi ceti sociali, della guerra e dell’organizzazione degli eserciti.
La differenze strutturali tra Principe e Discorsi hanno una ricaduta anche sul piano dello stile: se nel Principe era più drammatico e conciso, qua si fa più ampio e composto e il giro della frase assume l’andamento ragionativo dell’analisi problematica.

Page last modified on Monday 21 of September, 2009 15:44:48 CEST

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