Il nuovo scenario cittadino
9. Dai paesaggi ameni al caos metropolitano
L’irruenza del mondo reale nel gracile spazio della lirica impone necessariamente la scelta di nuovi soggetti e ambientazioni.È la città la grande protagonista della nuova poesia dialettale: Roma capumunni e l’«aria grossa de Milan» costituiscono uno sfondo tutt’altro che silenzioso alle storie narrate, onnipresenti col loro corteo di personaggi bislacchi, prostitute, mercanti, guardie e vagabondi. Le trasformazioni economiche e culturali che da mezzo secolo dilagano in tutta Europa si riflettono anche nel rapporto tra individui e ambiente circostante, e conseguentemente nella produzione artistica e letteraria. Non ci si sente più soltanto figli della natura, ma anche della tecnica e della storia: lo spazio si restringe grazie ai trasporti e agli scambi commerciali, mentre l’inurbamento conduce al progressivo spopolarsi delle campagne. I paesaggi ameni, attraversati di tanto in tanto da pastori dediti a comporre versi, iniziano così a sparire dall’immaginario lirico, e irrompe sulla scena il frastuono metropolitano, reso col tumulto di un linguaggio brusco e popolare ma anche nell’attenta descrizione dei rumori, tradotti sulla pagina scritta con abbondanza di allitterazioni e onomatopee.
È soprattutto nelle città, infatti, che le conseguenze della rivoluzione industriale si rendono visibili: l’immagine ancora affascinante della città commerciale settecentesca, fitta di scambi e culturalmente brillante grazie alla presenza di uomini provenienti da ogni angolo del mondo, inizia a cedere di fronte al caos che si sprigiona dal suo interno e a trasformarsi lentamente nel simbolo di tutte le perversioni umane.
10. Il nuovo scenario cittadino: ronde notturne, ladri, vesp e galavron
Le città raccontate da Porta e da Belli sono zeppe di abitanti e caotiche per definizione: i monumenti e i palazzi dell’Urbe diventano nient’altro che «anticajje» che intralciano il passo, a ogni angolo si fanno «malincontri» e le leggi che dovrebbero stabilire le regole del vivere comune vengono fatte e disfatte prima ancora di essere mai messe in atto. «E cquesta è una Citta? cche! sta sporchizzia?!», inveisce il poeta. Nel dicembre del ’32 Belli si scaglia anche contro la risoluzione presa sotto il pontificato di Leone XII, che prevedeva la ricostruzione della cinta muraria intorno a Roma: «Se pò ssapé dde cosa hanno pavura? / Che li Romani scappino in campaggna?», domanda Belli, constatando che è tutta dentro le mura «la cuccaggna».L’immobilismo che caratterizza la «scittà eterna», tuttavia, non si ritrova nella rappresentazione cittadina di Porta: lo Stato Pontificio mantiene Roma in un regime di oscurantismo, aprendo ben pochi spiragli a possibilità di rinnovamento politico e culturale, mentre Milano, come tutta l’Italia Settentrionale, è immersa in un clima più eterogeneo e moderno. Ma ciò non la rende più tranquilla: pattugliata di notte dai soldati francesi (il già citato Giovannin Bongee si fa riempire di botte appunto da un «capellone» di ronda), di giorno si affolla di mercanti, banditori e perdigiorno. Il senso di soffocamento provocato dal viavai cittadino viene reso magistralmente con la tecnica dell’enumerazione caotica: oggetti e corpi saturano lo spazio; l’affastellarsi di termini locali mostra il lato più nascosto e prosaico di una realtà rimasta fino questo momento estranea alla cronaca come alla letteratura. Porta traccia il primo schizzo della Milano dissennata in cui il Manzoni farà perdere Renzo, reciso una volta per tutte il legame con l’immaginario idilliaco del mondo contadino.
La città rappresentata da Porta, tuttavia, non è solo Milano: le sue caratteristiche iniziano ad essere riconoscibili in tutti i grandi agglomerati urbani. Ospite dal fratello Baldassarre a Venezia, Porta si preoccupa di dedicare un sonetto anche ai «bestiolitt» che con l’arrivo dell’estate assillano gli abitanti della laguna («Scimes, pures, bordocch, cent pee, tavan...»), tratteggiando uno scenario infernale che deve sicuramente qualcosa alle sue rielaborazioni giovanili della Commedia dantesca.
Page last modified on Friday 30 of October, 2009 20:08:36 CET
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Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
