Il corpo della parola, il corpo delle idee («Del principe e delle lettere»)
1. «Della tirannide»: appunti per una geopoetica
L’origine piemontese dell’Alfieri non è un dato solo geografico, ma costituisce un orizzonte culturale necessario alla sua formazione. Dalla lettura della Vita si ricava il rapporto conflittuale che l’astigiano matura con la propria terra, e in particolare con la condizione di arretratezza della monarchia sabauda. E di fatto, se paragonata non solo alle monarchie illuminate europee, ma anche alla vicina Lombardia, emergerà, potente, lo stato di sclerosi politica e culturale del Piemonte. In effetti la regione non conosce l’ascesa di una borghesia propulsiva, e la sua classe aristocratica, da sempre chiusa nella difesa dei propri interessi, non manifesta alcuna volontà di cambiamento.Pur percependo con forza l’arretratezza della sua terra, al punto di volersi spiemontizzare, la reazione di Alfieri si rivela tanto esibita quanto velleitaria. Le sue scelte ideologiche assumono più i caratteri della spontanea adesione emotiva che del lucido esame politico.
Gli slanci titanici nascono dall’avversione verso l’Ancien régime, ma alla pars destruens non è coniugata, opportunamente, una pars construens. Alfieri non riesce, infatti, a ipotizzare una possibile alternativa politica. Il culto della classicità assume, a questo proposito, i connotati di fuga nei lidi nostalgici di modelli creduti universalmente validi, senza istituire un rapporto con la realtà.
Dall’Illuminismo egli non apprende la lezione di miglioramento sociale. Di questo limite occorrerà tenere conto nell’analisi del corpus dei trattati di più aperto interesse politico.
2. Struttura e contenuto
Scritto nel 1777 e stampato all’insaputa dell’autore nel 1789, il trattato Della tirannide è costituito da due libri. Nel primo Alfieri analizza la natura della tirannide, nel secondo enuclea i modi per opporvisi.I suoi modelli sono Machiavelli
Lo scrittore arriva a formulare l’ipotesi paradossale che sia preferibile una tirannide estrema a una moderata, che anestetizza i sudditi, di fatto raggelando ogni impulso libertario. Se non altro le violenze e abusi del tiranno provocano il gesto agonistico, e poco importa che la ribellione si concluda con uno scacco. Quello che importa davvero è lo slancio titanico, la magnanima volontà di opporsi, di non accettare compromessi.
Interessante, nel trattato, è l’analisi psicologica del tiranno, che presenta profonde congenialità con il clima delle tragedie. In particolare, interessanti sono le pagine in cui Alfieri raffigura il gigantismo solitario del tiranno, che rabbrividisce nella solitudine della sua reggia.
3. Del principe e delle lettere
Composto fra il 1778 e il 1786 e stampato senza il permesso dell’autore nel 1789, il trattato, in tre libri, riecheggia, sin dal titolo, Il principeAl di là del fraintendimento, che ha conosciuto comunque una straordinaria fortuna letteraria, Alfieri concepisce la letteratura come potente rivelazione del vero. Lo scrittore, infatti, denuncia la vacuità ornamentale di una scrittura inoffensiva. Le lettere, votate alla problematica contestazione, sono incompatibili con l’ideologia del principato che tende a neutralizzarle. La sorte di Omero
Il trattato Del principe e delle lettere è pervaso da un cupo pessimismo, come dimostra l’insistenza sul termine «purtroppo» che caratterizza la redazione finale del testo del 1786. L’opera presenta motivi di sicuro interesse, e profila l’immagine del letterato come eroe animato da un forte impulso naturale alla creatività, e dalla coazione al dissenso.
Il genio sovrabbondante vive, tuttavia, lo scarto fra realtà e tensione ideale: la virtù si configura così come dolce illusione . E gli accenti del testo preludono alle illusioni morbidamente vagheggiate, e subito perdute, di Foscolo
Dunque il pessimismo agonistico di Alfieri sostanzia anche la sua riflessione etica e ideologica, non solo le tragedie. Naturalmente tale concezione, Giano bifronte, proprio nel postulare tale sublimazione come necessaria, rivela il suo limite: l’esito sarà, infatti, il culto sdegnoso e solipsistico di un’arte elitaria.
4. Il «Panegirico di Plinio a Traiano» e «Della virtù sconosciuta»
Del 1785 è il Panegirico di Plinio a Traiano, opera in cui Alfieri celebra l’ideale del principe che rinuncia al potere e concede ai sudditi la libertà, trasformandoli così in cittadini. Del 1786, invece, è l’operetta Della virtù sconosciuta, rievocazione del senese Francesco Gori Gandellini: l’amico defunto, avvolto in una grandiosità che si tinge di solitudine, è assunto a paradigma di una dignità umana fondata sulla nobiltà. Ed è nel dialogo accorato con l’amico che il pensiero si fa corpo e parola. E la celata virtus diventa verità di vita e di scrittura.Page last modified on Sunday 21 of November, 2010 13:48:15 CET
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Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
