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Bibliofollie

5.1 Acquisti sfrenati


Quando l’inglese Andrew Holes riempì l’ultimo centimetro cubo di spazio disponibile nel carro che aveva adibito al trasporto dei libri comprati a Firenze e si volse a guardare la grande schiera di compagni che ancora rimaneva a terra, capì subito, con malcelata sofferenza, che la sua persona e il patrimonio di codici che aveva acquistato nella patria della nuova cultura avrebbero dovuto raggiungere l’Inghilterra con mezzi e per rotte diverse. Una fitta di dolore, poi un lieve attacco di panico. Affidare ad una nave un carico così prezioso, per il quale si erano impegnati gli ultimi denari messi da parte per l’avventura italiana, non era certo una decisione che si prendeva alla leggera. Ma alternative più tranquillizzanti non c’erano. Quali tesori avrebbero attraversato, forse per la prima volta, lo stretto della Manica? Ci saranno state le nuove traduzioni di Aristotele compiute da Leonardo Bruni, i Moralia di Plutarco, forse, chissà, anche la Geografia di Tolomeo da poco tradotta in latino.
Andrew Holes, procuratore del re d’Inghileterra, dopo alcuni anni passati a Roma presso la curia pontificia, si concesse il lusso di una pausa di due anni a Firenze per un prolungato shopping librario. Forse fu proprio lui uno dei primi ad inaugurare l’acquisto di libri (italiani) a peso, addirittura a carrettate, vizio che caratterizzerà alcuni bibliofili inglesi dal Cinquecento in avanti, da sir Cotton all’eccentrico Thomas Phillips: quest’ultimo, che visse nel XIX secolo, sarà costretto addirittura ad abbandonare la sua casa invasa dagli ospiti di carta e, indebitato fino al collo, a trovare un alloggio di fortuna (27). Alla sua morte lasciò la famiglia nei guai finanziari, ma, in compenso, lasciò anche alla patria un tesoro librario da far restare a bocca aperta il più esigente studioso di humanae litterae.
La storia dell’umanesimo è stata fatta anche da coloro che, desiderosi di compagni di carta, forse senza neanche conoscerli bene, si sono spesso indebitati per portare in patria volumi nuovi e sconosciuti. Ciascuno di quei codici va inteso come un seme piantato nell’orto della cultura europea.

5.2 Imperdibili traduzioni d’autore


Jorge Hasznz, arcivescovo di Klocza (Ungheria), si fece prestare duecento ducati per pagare gli ultimi libri comprati a Firenze. Anche chi, come il praghese Venceslao Křižanovský, ha interessi prevalentemente filosofici e teologici, durante il grand tour italiano si preoccupa di ricopiare le ultime traduzione dai classici greci eseguite dai maestri italiani: è a Bologna, dove studia negli anni ’50, che questo futuro maestro in teologia ricopia con cura le traduzioni fatte da Bruni e Guarino degli scritti di Senofonte, Platone (l’apologia di Socrate), del trattato pedagogico di Plutarco, ma anche di alcune orazioni di Cicerone recentemente scoperte (Pro Pomponio, Pro Marcello), accanto ad altre di un nuovo classico, il papa umanista Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini.
Andrew Holes, assieme a Thomas Bekynton e Adam de Moleyns, fa parte del circolo di maniaci bibliofili riuniti attorno ad Humphrey, il Duca di Gloucester (28) (1391-1447). Il quale non ha neanche bisogno di muoversi da casa perché i libri degli italiani gli giungano tra le mani. A lui, figlio del sovrano Enrico IV, i libri per cui va matto arrivano direttamente a casa con la dedica degli autori, o dei traduttori. A lui, alla fine degli anni Trenta, Leonardo Bruni dedica la sua traduzione della Politica di Aristotele; e sempre a lui Pier Candido Decembrio indirizza la sua traduzione della Repubblica di Platone.
Questi titoli costituivano dei veri e propri status simbol che non potevano mancare nella biblioteca di un signore che volesse atteggiarsi da letterato. Tra i fiori all’occhiello della biblioteca del marchese di Santillana, ĺñigo López de Mendoza, splendevano come gemme preziose le versioni latine dell’Iliade e delle Vite plutarchee eseguite dal Decembrio e il Fedone platonico tradotto dal Bruni. La traduzione dell’Etica aristotelica del cancelliere fiorentino circolava per la penisola iberica già nella prima metà del XV secolo.


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