Belli adolescente nella «Roma giacobina»
15. Belli censore di se stesso
Uno schizofrenico? Un cattolico represso? Un ‘normale’ poeta geniale? Tra mistificazioni testuali e opposte letture della critica, la figura biografica di Belli pare una delle più difficili da afferrare nell’intero panorama della letteratura italiana – non da ultimo per questo: una delle poche voci che ci danno informazioni in merito è quella del poeta stesso.Nel 1811 Belli scrive all’amico Filippo Ricci una lunga lettera dal titolo Mia vita [Orioli 1962, 5-22] nella quale narra dettagliatamente numerosi fatti della sua infanzia e della sua giovinezza, dalla fuga a Napoli in seguito alla vicenda della Repubblica Romana fino al complesso rapporto con il padre. Ma se l’«ossequentissimo» e «rispettosissimo» Belli fu un puntiglioso censore delle opere altrui, emendando Verdi, Rossini, Shakespeare e Hugo [Orioli 1962, 399-417] negli anni del suo incarico pontificio «per la moralità pubblica», è da tenere presente che fu anche, prima di tutto, un feroce censore di se stesso.
Pur nella varietà delle interpretazioni che la sua biografia autorizza, c’è infatti un elemento che sembra rimanere costante negli anni, quello di un rapporto bellicoso e ‘colpevole’ con la scrittura, estremo nei momenti di maggiore tensione politica (durante la proclamazione della seconda Repubblica Romana, nel 1894, Belli non esita un momento a bruciare di persona tutti i sonetti dialettali che gli capitano sottomano); più smorzato, ma comunque presente nella forma di un monito continuo al làthe biòsas, nelle fasi più distese della sua vita. «Presso il Sig. Domenico Biagini esiste una cassetta di miei manoscritti in versi. Si dovranno ardere», oppure: «da tenersi riposti e poi forse abbruciati» [Vigolo 1997, CX], o ancora: «seppure io ho mai composto qualche bagatella di quel genere, l’ho fatto per mio solo capriccio e non per la stampa» [Spagnoletti 1961/II, 423-433].
Queste sono solo alcune delle note di pugno di Belli rintracciabili tra le lettere scritte al figlio e agli amici, documenti di un conflitto mai del tutto risolto tra la propria identità di artista e quella di impiegato pontificio, ma anche del logico riemergere, a intervalli più meno lunghi, di una tendenza all’‘auto-rogo’ causata da un rigido e mai sradicato senso morale. Un poeta con la penna in una mano e uno stoppino già acceso nell’altra: dove gli scagnozzi del potere papale non arrivavano in tempo a falciare la libertà di stampa, l’autocensura del poeta faceva il resto. Se oggi è possibile leggere i sonetti romaneschi in tutta la loro mole, lo si deve al figlio Ciro e al canonico lateranense Vincenzo Tizzani, depositari delle carte belliane, che forse hanno saputo cogliere un’intenzione che Belli non era stato in grado di ammettere neanche a se stesso.
16. Belli adolescente nella «Roma giacobina»
Fin dalla lettera al Ricci, peraltro, le turbolente esperienze giovanili di Belli vengono messe in relazione con le sue convinzioni e manie degli anni successivi, e in particolare con una visione della storia come forza dispotica e avversa.Nato nel 1891 da Luigia Mazio e Gaudenzio Belli, Giuseppe Giachino cresce negli anni della ‘Roma giacobina’, le cui altalenanti vicende comporteranno continui rivolgimenti anche per la famiglia Belli. Tra i fautori dell’esperimento repubblicano, infatti, figura un cugino di Gaudenzio, Gennaro Valentini, ospite in casa dei Belli durante il periodo romano e fucilato poi dai francesi al momento del loro rientro in città: il timore di ritorsioni convince i genitori del piccolo Gioachino a riparare a Napoli, dove invece, dopo essere stati derubati di tutti i loro averi durante il viaggio, rischiano quasi il linciaggio per il sospetto di aver tradito il Valentini. Il ritorno di Papa Pio VII sul soglio vaticano comporta per Gaudenzio Belli la possibilità di ricominciare un’attività redditizia a Civitavecchia, città che i Belli saranno comunque costretti a lasciare di lì a poco a causa di un’epidemia di colera. Gaudenzio Belli contrae il morbo e muore nel tentativo di prestarsi «al soccorso de’ miseri» [Orioli 1962, 14] – è questa l’unica nota di umanità del poeta nei confronti di un padre altrimenti severo e indifferente. A quanto traspare dalla testimonianza autobiografica, l’infanzia di Belli, più che dalle oggettive difficoltà economiche e politiche, sembra segnata dall’insicurezza del bambino "cui non risere parentes". Il ritorno a Roma costringe Luigia Mazio a una vita di espedienti per mantenere i figli, fino a che anche lei morirà nel 1907. Da questo momento il poeta vive dell’elemosina dei parenti, prima in casa dello zio Vincenzo Belli, poi presso la vedova sorella di Gaudenzio. Piccoli incarichi come computista presso il principe Rospigliosi e le cancellerie ecclesiastiche si alternano ai primi esperimenti poetici, alimentati da una curiosità onnivora e da un desiderio di apprendimento che non viene meno, ma anzi sembra crescere con le umiliazioni sofferte. Sono gli anni più duri e contemporaneamente gli anni degli atteggiamenti ‘scapigliati’, dell’allegria che erompe anche nello spirito più solitario, gli anni dell’incubazione e della gestazione di quel genio creativo che aspetta solo un momento di tregua per poter finalmente uscire allo scoperto.
Page last modified on Monday 02 of November, 2009 16:12:54 CET
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- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
