Ardore di conoscenza e follia
6.1 Oltre le colonne d’Ercole
Ma nel II canto dell’Inferno, accanto ai modelli positivi di Enea e Paolo, si profila anche l’ombra di un modello negativo, che il lettore potrà riconoscere solo più avanti, quando giungerà alla lettura del canto XXVI e scoprirà la tragica vicenda dell’ultimo viaggio di UlisseDopo la prigionia presso la maga Circe, sulle coste tirreniche della penisola italiana, anziché fare rotta verso casa, Ulisse e i suoi si dirigono verso Ovest, per esplorare il Mediterraneo occidentale. Ma giunti alle colonne d’Ercole, l’eroe greco racconta di aver convinto i suoi uomini a compiere un viaggio temerario e finora intentato: andare avanti attraverso l’oceano, per fare «esperienza / del mondo sanza gente». Sembra un’impresa eroica e trionfale, un modello per il desiderio della conoscenza che anima l’uomo e lo spinge a sfidare l’ignoto, quello stesso desiderio che quasi un paio di secoli dopo la composizione del poema dantesco spingerà Cristoforo Colombo
Ma questa spinta, che Dante riconosce ed esalta nel personaggio di Ulisse, deve ancora fare i conti con un mondo chiuso, regolato, con lo spazio fortemente simbolico e teologizzato della cultura medievale. Lo spazio oceanico segnato dalle colonne d’Ercole e interdetto all’uomo è segno della consapevolezza del limite, della finitezza delle capacità di comprensione e conoscenza della mente umana rispetto all’infinità del creatore. È una nuova variazione del mito biblico del divieto edenico, come è confermato in paradiso dallo stesso Adamo che spiegherà a Dante che il peccato che ha causato la caduta non è tanto «il gustar del legno», l’atto concreto del mordere il pomo dell’albero proibito, «ma solamente il trapassar del segno» (Par. XXVI 115-117). Ed è proprio questo andare oltre il limite segnato dalle colonne d’Ercole, «là dove Ercule segnò li suoi riguardi / acciò che l’uom più oltre non si metta» (Inf. XXVI 108-109), ciò che decide il tragico destino di Ulisse e dei suoi uomini.
Dopo cinque mesi di navigazione essi giungono infatti di fronte a un’altissima montagna, dalla quale però si scatena un vento turbinoso che provoca rapidamente il naufragio della nave. Leggendo la cantica successiva, il lettore potrà capire che Ulisse era giunto davanti all’isola-montagna del Purgatorio, nella cui vetta si trova il paradiso terrestre, il luogo da cui l’uomo, proprio per il suo «trapassar del segno», è stato bandito.
6.2 Il folle volo
Nel II canto dell’Inferno il lettore può trovare alcune precise spie lessicali usate da Dante personaggio per indicare il timore di compiere un’impresa trasgressiva dei limiti concessi all’esperienza degli uomini. L’«alto passo» indica il passaggio pericoloso che conduce dentro la difficile impresa del viaggio oltremondano (Inf. II 12: «prima ch’a l’alto passo tu mi fidi»), e la stessa espressione sarà usata da Ulisse per ricordare il momento in cui la sua nave ha varcato le colonne d’Ercole, violando consapevolmente i confini voluti dalla divinità (Inf. XXVI 133: «poi ch’intrati eravam ne l’alto passo»).L’aggettivo folle è posto invece a conclusione del dubbioso discorso di Dante a Virgilio: «temo che la venuta non sia folle» (Inf. II 35). Dante è subito rassicurato da Virgilio, ma Ulisse, al contrario di Dante, non entra nell’«alto passo» per volontà divina, anzi lo fa contro il divieto divino, e per questo la sua impresa è ripetutamente indicata come folle: «de’ remi facemmo ali al folle volo» (Inf. XXVI 125); «il varco / folle d’Ulisse» (Par. XXVII 82-83).
6.3 L’altezza e il freno dell’ingegno
Ma prima dell’incontro con Ulisse e del racconto del suo ultimo viaggio, all’inizio del canto XXVI, si trova un’importante dichiarazione proemiale all’intero episodio pronunciata da Dante poeta: «Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio / quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi, / e più lo ’ngegno affreno ch’i’ non soglio, // perché non corra che virtù nol guidi» (Inf. XXVI 19-22). La vicenda di Ulisse coinvolge e addolora sia Dante personaggio sia Dante poeta e quest’ultimo ne trae una lezione più ampia, che coinvolge l’intero campo della sua vita intellettuale. Il viaggio di Ulisse appare allora come una corsa sfrenata dell’ingegno senza la guida della «virtù», un’esplorazione senza limiti morali al desiderio di conoscenza.Tale indifferenza morale è parsa simile a quella di certe correnti della filosofia contemporanea a Dante, definite aristotelismo radicale o averroismo
E proprio il rapporto con Cavalcanti è uno dei più complessi e decisivi nella biografia intellettuale di Dante. Nel poema Guido è incontrato in modo indiretto, nel cerchio degli eretici, dove è dannato il padre Cavalcante. Qui Guido è caratterizzato, nelle parole del padre, dalla «altezza d’ingegno» (Inf. X 58-63), mentre Dante ammette invece che il suo viaggio oltremondano non è un privilegio dovuto alla propria «altezza d’ingegno», ma al sostegno divino, che si realizza attraverso l’invio di una guida come Virgilio («da me stesso non vegno»).
Attraverso la parola chiave ingegno Ulisse è collegato quindi alla figura di Cavalcanti: l’eroe esploratore dell’ignoto oltre i limiti concessi all’uomo sembra rimandare al poeta-filosofo contemporaneo, che inclina alle posizioni dell’averrosimo quanto ad autonomia della ragione nel processo conoscitivo, mentre nega il potere salvifico dell’amore come guida verso il divino. Entrambi sono infatti eroi dell’ingegno, quell’ingegno di cui Dante sa ora riconoscere i limiti e che ha imparato a tenere a freno, a non lasciar correre senza la guida della virtù, della morale, della fede.
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- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
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- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
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- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
