A Sant'Anna
Table of contents
Nel carcere di Sant’Anna comunque il Tasso non rimane affatto inattivo. Scrive la gran parte del suo epistolario (circa millesettecento lettere) che rappresenta una testimonianza ricca ed autentica dell’intima storia del poeta e delle sue relazioni. Nell’isolamento della prigione la scrittura costituisce quasi esclusivamente l’unico mezzo di relazione e comunicazione con il mondo esterno, oltre che il tentativo di dare un ordine alle tormentate vicende personali e di illustrare il “quadro clinico” della sua malattia. Mentre i contemporanei ritenevano che la follia fosse cagionata da una malinconia di natura fisiologica, il Tasso era fermamente convinto che l’origine del suo male dipendesse da operazioni magiche istigate dai suoi nemici. Scriveva d’«essere stato ammaliato» e raccontava di «tintinni ne gli orecchi e ne la testa, alcuna sì forti che mi pare di averci un di questi orioli da corda», di un «folletto c’apre le casse e toglie i danari» e «mette tutti i libri sottosopra: apre le casse: ruba le chiavi», di «fiammette ne l’aria» e di «faville» che uscivano dai suoi stessi occhi, sino a concludere che più di un «medico» gli occorreva un «essorcista» («perch’il male è per arte magica»). Nel carcere l’angoscia solitaria che opprime l’animo disarmato del poeta, diventava «l’assedio minaccioso di un mondo inafferrabile di fruscii, di voci (“tintinni di orioli da corda”, ripetono i suoi racconti), di fantasmi che egli crede di percepire e di cui si sente prigioniero. Il suo rapporto con questo mondo di spiriti diviene cronicamente disperato. Si legge in una lettera del 1585: «... le cose peggiorano molto percioché il diavolo, co’l quale io dormiva e passeggiava, non avendo potuto aver quella pace ch’ei voleva meco, è divenuto manifesto ladro de’ miei danari, e me gli toglie da dosso quand’io dormo, ed apre le casse, ch’io non me ne posso guardare».
L’epistolario
Tasso si mostra spesso come vittima, come l’artista “malinconico” perseguitato dal potere. Ma accanto a questi momenti vi sono anche la sincerità e l’immediatezza di chi alle lettere affida le proprie speranze, delusioni e riflessioni morali: la sofferenza e il cruccio quotidiano emergono, in particolare, nelle ricorrenti richieste di aiuti economici e appoggi politici, rivolte a principi, signori e prelati. E le lettere più intense e toccanti sono quelle in cui il poeta descrive se stesso perso nei labirinti della follia, tra incubi e allucinazioni. Anche se afferma di aver scritto le sue lettere senza impegno e solo per «ischivar vergogna», l’epistolario appare una dei documenti più vividi della prosa cinquecentesca, in uno stile raffinato e complesso, colto e insieme familiare, di un’eloquenza commossa: un modello di prosa per un “genere” letterario che anticipa quello delle memorie, delle confessioni e persino dei quaderni dal carcere. Mentre da un lato nella libreria del suo castello il MontaigneI Dialoghi
Come l’epistolario anche i dialoghi vengono elaborati quasi per intero a Sant’Anna e il Forestiero napolitano, interlocutore e protagonista, non è che il Tasso incarcerato. Legati alle occasioni più diverse e senza un progetto prestabilito, sono tuttavia accomunati da un disegno stilistico unitario e progressivamente vengono a formare un sistema aperto che non si realizzerà mai nell’ordine chiuso del libro. Per Tasso l’esercizio dialogico costituisce una prova di equilibrato e composto ragionamento e, insieme, una terapia, una risposta alle afflizioni e ai turbamenti di un’infermità riconosciuta quasi come un caso clinico, cercando nella letteratura il sostegno di un ordine razionale, di una integrità intellettuale non intaccata dai tormenti della malattia. Qui però, a differenza dell’atmosfera angosciata e ossessiva delle lettere, l’atmosfera è molto diversa. Quando dialoga con amici, poeti e potenti Tasso prende le distanze dalla cronaca misera del recluso e costruisce una serena ed elegante scena immaginaria di voci, personaggi e situazioni, non dimenticando poi la sperimentazione, tra filologia, filosofia, retorica e letteratura, di nuove forme del genere dialogico all’interno della grande tradizione rinascimentale. Ne viene una scrittura limpida e ornata, con un sapore insieme arcaico e moderno e le diverse stesure dei testi sono il segno di un’attenzione stilistica quanto mai consapevole e laboriosa. I temi di riflessione sono molteplici, dal costume al dibattito filosofico, dalla nobiltà all’amore, dal problema neoplatonico dei demoni a quello della gestione della casa e del patrimonio familiare, dalla poesia all’etica.Il Torrismondo
Dopo anni di sofferenze, suppliche e lamenti, Tasso viene finalmente liberato nel 1586 con il permesso di soggiornare presso il ducato di Mantova con Vincenzo GonzagaI nuclei profondi che muovono tutto il dramma, assieme al contrasto tra l’amicizia e l’amore, sono le passioni dell’autodistruzione e dell’annientamento, la forza oscura e possente di un destino di amore e morte ispirati forse al mito di Tristano e Isotta
Le ultime opere
Ma il Tasso non è soddisfatto e non ha pace. Riprende le peregrinazioni che lo portano nel 1587 a Roma e nel 1588 a Napoli, presso un monastero dove scrive il poema Monte Oliveto. Gli ultimi anni di vita, trascorsi fra Roma e Napoli, lo vedono impegnato nella stesura di opere di argomento devozionale. Pubblica, come si è già detto, nel 1593 la Gerusalemme conquistata, in ventiquattro canti, riscritta in una severa tonalità epico-religiosa. Si dedica contemporaneamente alla poesia religiosa e scrive due poemetti in ottave, le Stanze per le lacrime di Maria e le Stanze per le lacrime di Gesù Cristo, e fra il 1592 e il 1594 compone, in endecasillabi sciolti, il poema Le sette giornate del mondo creato. Questo poema didascalico in endecasillabi sciolti (quasi un De rerum naturaL’interprete di un’epoca
Nell’autunno del 1594 Tasso ottiene una pensione dal papa, che gli promette anche la solenne incoronazione poetica in Campidoglio, un riconoscimento che lo avrebbe ricompensato parzialmente delle molte angosce sofferte. Ma la sorte non riserva più favori al Tasso che nell’aprile del 1595, poco prima della cerimonia, muore per una grave malattia presso il convento di Sant’Onofrio sul Gianicolo. Si spegne così il testimone più vitale di una stagione storica travagliata e incerta dove le ragioni umane e quelle della poesia coincidono con le contraddizioni di una società in crisi. I tormenti dell’animo, l’irrequietezza, l’insoddisfazione e l’angoscia si manifestano nelle incessanti peregrinazioni del poeta e nei traumi allucinati di sradicamento aggravato dal rigore e dalla disciplina del tardo Cinquecento. E sul piano letterario alla stabilità della molteplice armonia ariostesca segue l’instabilità di un’unità perduta e la norma che la deve neutralizzare. Rispetto al modello romanzesco del Furioso, soprattutto in riferimento alla storicità della materia e all’unità di azione, Tasso sceglie una soluzione radicalmente alternativa. Con la Gerusalemme liberata le individualità e le forze che le guidano acquistano un nuovo rilievo. La coscienza diviene l’arena in cui affetti ed emozioni dei personaggi si affrontano. Da questo teatro dell’anima emerge una nuova soggettività che prefigura il passaggio dall’epos al romanzo introspettivo moderno.L’itinerario biografico e letterario del Tasso si colloca così in un tempo diviso fra i rigori imposti della Controriforma
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Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
