2. Il latino
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2.1 In principio era il latino
In principio era il latino: da questo dato non si può prescindere dovendo affrontare la letteratura in Italia e in Europa, prima di Dante. Non solo il latino era stato la lingua del grande Impero romano e quella in cui tanti capolavori della cultura classica erano stati scritti ma, pur tra molte trasformazioni, aveva continuato, per tutto il Medioevo, ad essere il principale strumento di comunicazione nell’Europa dei dotti, delle corti, dei centri conventuali e religiosi, delle università.La produzione del sapere filosofico, letterario, teologico, scientifico, giuridico, la stessa liturgia della Chiesa con i suoi testi erano in latino: un latino ormai particolare, diverso da quello classico, specie nel lessico e in alcune clausole sintattiche, ma pur sempre latino (il cosiddetto latino medievale). Dalle costole del latino, in particolare dal latino parlato, dalla lingua d’uso già operante presso la Roma antica, precocemente si affermarono in tutta la Romània medievale (cioè nei territori che avevano visto estendersi l’Impero di Roma) parlate locali, volgari appunto (che traevano radici dalla lingua del vulgus, del popolo, non dalla lingua scritta dei dotti), denominate lingue romanze in quanto derivate dal ceppo romano-latino a tutte comune: così in Francia, in Spagna, in Italia, in isole come la Sardegna e la Sicilia, nell’attuale Romania, lungo il Medioevo, prima a livello parlato, poi, con scansioni diverse a seconda dei vari siti, e comunque già a partire dall’anno Mille, anche a livello di piena dignità letteraria, emergono definitivamente lingue e dialetti che stanno alla base delle lingue moderne di questi paesi.
2.2 La tensione universalistica
Ma è evidente che la radice unitaria di questa molteplice tavolozza di parlate, gerghi, lingue è riconducibile alla lingua latina e alla cultura classica: l’Europa e l’Italia nascono profondamente legate (e lo saranno per sempre) a quella fondamentale stagione, di cui il latino fu uno dei simboli più rilevanti e significativi. Per altro, nel profondo del tessuto medievale, come ben sottolineò a suo tempo Giovanni Tabacco2.3 La Chiesa e l’antico
La Chiesa stessa, del resto, molto cauta nell’uso ufficiale delle parlate volgari, assunse precocemente il latino come propria lingua per il suo valore universale: sicché la tradizione giudaico-cristiana, che pure si era forgiata nel contesto medio-orientale e poi affinata nel confronto con la tradizione greca, in Occidente modulò rapidamente i suoi testi, i suoi codici di comunicazione (dalla liturgia alle prediche, alle preghiere) attraverso il latino; fondamentale la traduzione in latino della Bibbia operata da san Gerolamo (342-420)La storia della cultura e della letteratura medievale è perciò, spesso, proprio storia di questo snodo conflittuale, di questo rapporto, per un verso, di amore per la cultura classica e la sua lingua (ma l’Occidente cristiano, come si ricordava nel paragrafo precedente, perderà presto conoscenza del greco, che tornerà ad essere studiato e praticato solo dal XV secolo), per l’altro di opposizione, di confronto, di richiamo a una identità giudaico-cristiana con i suoi valori non riconducibili alla cultura classica. Da tale crogiuolo emersero spunti potenti per la letteratura medievale. Va infatti ricordato che al crollo della struttura statale romana i centri di raccolta e di produzione del sapere (scuole, biblioteche ecc.) si erano disseminati, frazionati, diradati e avevano quasi rischiato di soccombere.
2.4 I benedettini e la scrittura
I signori e gli Stati sorti dal crollo dell’Impero romano non erano ancora in grado di istituire adeguate strutture di studio e di educazione: sicché questa funzione e questi compiti vennero quasi esclusivamente assunti e fatti propri, almeno fino all’XI secolo, dalla Chiesa e dagli ordini religiosi. Le chiese vescovili, i monasteri, le abbazie erano centri di propaganda religiosa e di fede ma anche di studio; i testi antichi venivano raccolti e ritrascritti da monaci pazienti adibiti a questo compito; si arricchivano le biblioteche e si formavano, in molti casi, scuole vere e proprie in cui i giovani potevano avviarsi allo studio. Imponente fu, in questo senso, il ruolo dell’ordine benedettino, fondato da san Benedetto da Norcia (480-547)2.5 Boezio e Cassiodoro
La cultura, le arti, la letteratura medievali nascono perciò sotto questa profonda influenza impressa dal Cristianesimo organizzato, dalla Chiesa e dai suoi ordini monastici (si pensi, più avanti, al ruolo di francescani e domenicani), che occupano il vuoto lasciato dalla generale crisi delle istituzioni laiche, in fertile e contraddittorio cimento-confronto con la tradizione classica e con la sua imponente eredità letteraria e linguistica di matrice latina. Eredità che, al tramonto dell’Impero, già grandi personalità avevano contribuito a rilanciare verso il futuro: si pensi a Severino Boezio (480-574)Page last modified on Thursday 07 of January, 2010 16:32:29 CET
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Contents
- Sommario
- Storia della letteratura italiana
- La scena del Mediterraneo
- Italiani, Francesi, Provenzali
- Firenze, Bologna, Parigi: Dante e i saperi del suo tempo
- Petrarca da Avignone a Praga
- Narrare storie dal Mediterraneo all’Inghilterra: circolazione e ricezione di Boccaccio
- Valla, Poliziano, Beroaldo, Erasmo: l’Umanesimo tra Università, accademie e scuole
- Machiavelli e la nuova politica europea
- L’epos ariostesco, il cortigiano, l’hidalgo e la fantasia europea
- Tasso e la soggettività moderna da Montaigne a Milton
- L’Adone, Parigi e una nuova poesia dell’educazione sentimentale
- Shakespeare e il rinascimento italiano
- Il teatro e la novella nel Cinquecento
- Metastasio, il melodramma e la Vienna asburgica
- Milano, Parigi, Londra, Napoli: l’età dei Lumi
- Alfieri: un viaggiatore europeo tra tragico e romanzesco
- Ugo Foscolo e la logica del Neoclassicismo
- Il mondo romantico del dramma e del romanzo
- Le illusioni della natura e dei sogni: Leopardi poeta e filosofo europeo
- L’antilirica della nuova metropoli. Dialetto e cultura europea in Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli
- Appunti sul melodramma italiano dell'Ottocento e sulla sua fortuna europea
- Ippolito Nievo: le Confessioni di un franc chasseur della letteratura
- Sogni d’altrove. Emilio Salgari e il lettore europeo fin-de-siècle
- Una Sicilia europea: da Verga a Pirandello
- Pascoli e l’Europa simbolista
- Le avanguardie storiche: una nuova poesia, una nuova prosa
- La letteratura italiana del Novecento: un itinerario europeo
- Letteratura e cinema nel Novecento
- Letteratura e mercato letterario: l'Europa e l’Italia tra la guerra e la pace
- Il fumetto in Italia, una narrazione tra pop culture e letteratura
- Barbari benefici o Apocalisse?
